La premessa non può che essere una: chi, tra coloro che sono scesi ieri per le strade di Milano, si è lasciato andare a gesti violenti è da condannare. Ma la violenza inutile e ingiustificabile che ieri è arrivata a Milano, ma che percorre da Sud a Nord tutta la Penisola (dopo Napoli è toccato a Roma, Catania, Lecce, Torino, Trieste) deve far riflettere. È un pericoloso campanello d'allarme, segno di una tensione crescente che non si può più circoscrivere parlando di proteste organizzate o "infiltrate" dalla camorra (nel caso di Napoli) o dall'estrema destra. Ieri in piazza a Milano, secondo quanto può documentare Fanpage.it, c'erano anime eterogenee: ultras, gruppi di estrema destra, ma anche anarchici e qualche appartenente alle categorie più danneggiate dall'ultimo Dpcm firmato da Giuseppe Conte.

Certo, chi voleva protestare civilmente si è sfilato quando ha visto che i manifestanti hanno iniziato a danneggiare i dehors di quei bar e locali penalizzati dalle ultime chiusure, hanno gettato per terra scooter di persone che magari non potranno più andare a lavorare, hanno infranto i finestrini di un tram in un momento in cui il trasporto pubblico è quanto mai essenziale e dovrebbe essere preservato e potenziato. Basterebbero questi atti per definire la stupidità di chi si è lasciato andare a una cieca violenza.

Non solo violenza: sono tante le proteste civili, segno di un malcontento che va ascoltato

Ma quella di ieri sera è stata solo l'ultima – e deteriore – di una serie di proteste civili: solo a Milano ieri ce ne sono state due. Ristoratori, ma anche gestori di sale bingo e sale scommesse, dipendenti del mondo della palestra. La gente in strada indica chiaramente che c'è malcontento, ed è bene che il governo e le istituzioni se ne rendano conto molto presto. Forse non è passato il messaggio che c'è un bene superiore – la salute di tutti gli italiani – da proteggere in questo momento. Forse questo messaggio però da solo non basta, perché non c'è fiducia, o chiarezza, sulle azioni che il governo ha messo in campo e continuerà a mettere in campo per assicurare un "ristoro" a chi, in nome di quel bene superiore, si vede costretto a chiudere, a non lavorare. Il governo dovrebbe puntare su questo: rassicurazioni, chiarezza nella comunicazione, anche se insegue un virus che offre purtroppo poche certezze. Quello che sicuramente non va fatto è alimentare le tensioni e la violenza, affidando la risposta al diffuso malcontento alla sola repressione delle forze dell'ordine.