Ora accadrà così: tra pochi giorni, nel bel mezzo della pandemia e nel momento cruciale dell’organizzazione del piano vaccinale, la regione d’Italia più colpita da Covid silurerà il suo assessore che per mesi ha celebrato come il simbolo di una sanità vincente, come modello da venerare ed esportare, quello stesso Giulio Gallera che all’apice dell’ubriacatura di esposizione mediatica qualcuno aveva pensato addirittura come candidato sindaco di Milano, sembra passata un’era e invece sono solo pochi mesi fa. Sarà una furba e veloce operazione di fondotinta politico. Lo chiameranno “cambio di passo”, segnatevelo, e tenteranno di banalizzare, di rimanere in superficie, raccontandosi e raccontandoci che l’errore dell’assessore Gallera consista tutto nei suoi inciampi di comunicazione, in quelle figuracce sul calcolo dell’Rt oppure su quella corsa fuori confini oppure sulle ferie dei medici da non richiamare per vaccinarsi. E invece non è così, no, e sarebbe il caso di metterci tutta l’intelligenza e la coscienza per riconoscere che Gallera è solo la figura temporaneamente messa in vetrina da un sistema che con la Covid, ma anche in tutti gli anni precedenti, ha dimostrato i suoi limiti strutturali, i suoi difetti di progettazione, i suoi troppi lati deboli e il cedimento alle solite logiche privatistiche su cui il sistema è fondato.

Il fallimento della Lombardia non è a causa di Gallera

Abbiamo l’onestà di essere chiari: il problema non è Gallera. Gallera è stato solo il pessimo interprete, l’uomo di facciata che non è riuscito a sostenere la faccia, ma non si può concedere al governo Fontana di scavalcare il fallimento della Lombardia con un semplice rimpasto fingendo che tutto vada bene. Non c’era solo Gallera quando è saltato, già nella prima ondata, il controllo dei malati e la loro possibilità di sottoporsi al tampone a causa di una medicina generale e territoriale che è stata sistematicamente smantellata nel corso degli anni a favore degli ospedali. Non è certo colpa di Gallera (e nemmeno del virus) se la sanità pubblica in Lombardia lavora da anni affrontando cronici problemi di organico e di risorse, mancando di quei soldi che hanno invece reso performanti e iperattrezzati ospedali privati che succhiano gran parte del bilancio regionale e che nel corso degli anni hanno mostrato tutta la loro opacità dei rapporti in diverse inchieste giudiziarie.

Non è certo solo colpa di Gallera se Confindustria e altri poteri economici hanno spinto sulla solita bilancia della salute e del profitto perché si ritardassero il più possibile le chiusure che probabilmente avrebbero potuto circoscrivere il contagio. Non è solo colpa di Gallera se il piano vaccinale antinfluenzale che avrebbe potuto facilitare la situazione attuale è stato un fallimento in fase di approvvigionamento, talvolta con risvolti perfino tragicomici, e non è riuscito ad avvicinarsi agli obiettivi previsti. Ed è troppo facile addossare solo a Gallera ora la lentezza con cui Regione Lombardia sta provvedendo alle vaccinazioni anti Covid.

Il tema, si badi bene, non è meramente sanitario: il 75 per cento del bilancio di Regione Lombardia è dedicato alla sanità. Fallire nella fetta di 3/4 del bilancio significa fallire nell’azione di governo complessiva. La responsabilità è condivisa da tutto il centrodestra lombardo e dal modello che per anni ci ha proposto. Del resto sono gli stessi che fino a ieri hanno difeso Gallera, hanno parlato di veleni e di fango e oggi se ne liberano sperando di salvarsi, loro.