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Omicidio Sara Centelleghe

Sara Centelleghe uccisa con 67 forbiciate, il perito: “Badhan era capace di intendere, le droghe non hanno inciso”

Quando Jashandeep Badhan ha colpito 67 volte con un paio di forbici la vicina di casa 18enne Sara Centelleghe era capace di intendere e di volere. Lo ha stabilito la perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Bergamo, dove il 20enne è imputato per omicidio aggravato.
A cura di Enrico Spaccini
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Sara Centelleghe
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Jashandeep Badhan era capace di intendere e di volere quando ha inferto 67 forbiciate a Sara Centelleghe. È quanto emerso dalla perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise di Bergamo nei confronti del 20enne che, la notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024, uccise la vicina di casa 18enne a Costa Volpino (in provincia di Bergamo). Secondo lo psichiatra Filippo Tancredi incaricato dai giudici, il giovane avrebbe una serie di disturbi e sarebbe solito consumare cocaina, alcol e cannabis, ma niente di tutto questo avrebbe inciso al momento dei fatti. Per il consulente della Procura, lo psichiatra Sergio Monchieri, quella notte Badhan avrebbe agito in modo "attento e consapevole", senza alcuna alterazione da sostanza stupefacente. La prossima udienza è prevista per il 22 aprile e potrebbe arrivare la sentenza.

L'omicidio di Sara Centelleghe

Stando a quanto ricostruito dalle indagini, il 25 ottobre 2024 Badhan si era dato appuntamento con una 17enne, quella sera ospite dell'amica Centelleghe, per uno scambio di droga. Mentre la ragazza scendeva in strada per incontrare il 20enne, lui saliva dal garage per entrare direttamente nell'appartamento. Badhan si era messo a rovistare tra le sue cose alla ricerca di altra droga, ma a causa del rumore Centelleghe, che stava dormendo, si svegliò e gridò. Il 20enne, allora, la colpì prima a pugni e poi 67 volte con un paio di forbici. Badhan era infine scappato dai garage, con la 17enne che poco dopo tornò in casa e trovò il corpo ormai senza vita dell'amica disteso sul pavimento.

In seguito al suo arresto, Badhan ha ammesso le sue responsabilità, parlando delle sue dipendenze da stupefacenti e alcol. Il 20enne aveva detto di aver assunto sostanze anche la sera del delitto per "calmarsi". Con l'accusa di omicidio volontario aggravato dall'aver commesso il fatto a scopo di rapina, dalla minorata difesa e dalla crudeltà, il 20enne è finito a processo in Corte d'Assise, in quanto rischia l'ergastolo. Nelle scorse udienze, i giudici hanno disposto la perizia psichiatrica nei suoi confronti proprio per capire se al momento del delitto fosse in grado di comprendere quanto stava facendo o meno.

I risultati della perizia

I risultati della perizia sono stati discussi questa mattina, lunedì 30 marzo, in aula. Lo psichiatra Tancredi, incaricato dalla Corte, ha riconosciuto un disturbo di personalità, con tratti di impulsività, difficoltà nella gestione della rabbia e alcuni aspetti riconducibili a un profilo narcisistico-borderline. Tuttavia, secondo il perito, non ci sarebbero elementi che abbiano effettivamente compromesso la sua capacità di comprendere la realtà. Le sostanze potrebbero aver avuto un effetto di disinibizione, ma gli esami tossicologici non hanno rilevato un’intossicazione tale da alterare lo stato mentale.

Lo psichiatra Monchieri, nominato dalla pm Raffaella Latorraca (prima il fascicolo era affidato al collega Giampiero Golluccio), dal canto suo ha escluso che Badhan fosse intossicato dalle droghe quella sera. A dimostrazione di ciò, ci sarebbe il suo "comportamento attento e consapevole" già nel momento dell'ingresso nell'abitazione e nella ricerca della droga. L'alto numero di colpi inferto alla vittima, ha spiegato ancora il consulente, sarebbe indice di un aumento progressivo della rabbia, in un contesto già caratterizzato da impulsività.

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