Salva un bambino che affoga nel Lago di Como e perde le chiavi della sua casa-furgone: “Rischio di finire in strada”

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Hakim
Hakim, 45enne di origine marocchina, racconta a Fanpage.it le disavventure, a catena, che gli sono capitate dopo essersi tuffato nel lago di Como per salvare un bimbo che stava annegando. Dalla caviglia rotta, alla perdita delle chiavi della sua casa-furgone, fino al rischio di finire a dormire in strada.

Un bambino di nove anni sta annegando nel lago di Como, la corrente lo trascina via. Potrebbe essere una tragedia simile a tante altre, solo nell’estate del 2026 sono morte oltre venti persone mentre facevano il bagno nei corsi d’acqua o nei bacini della Lombardia. Quel 6 agosto però, su una panchina a bordo del lago c’è Hakim, un uomo di 45 anni, di origine marocchina.

Ho sentito una signora che gridava aiuto – ha riferito a Fanpage.it – poi ho visto un bambino dentro al lago, la sua testa era un po’ sott’acqua e un po’ no. Ho scavalcato il muretto perché se avessi fatto il giro sarebbe morto”.

Dopo aver raggiunto il piccolo, lo ha afferrato, lo ha portato a riva e gli ha fatto la respirazione bocca a bocca per rianimarlo in attesa dei medici. Il bambino è salvo, la tragedia scampata. Hakim ha raccontato che i suoi amici scherzano con lui dicendo: “Ma cosa hai fatto? Tu non sai neanche nuotare”. “Effettivamente io non so nuotare bene”, ha aggiunto. In molti lo considerano un eroe, ciò nonostante da quel giorno nella sua vita si sono susseguite una serie di disavventure e le istituzioni non sono state ancora in grado di aiutarlo.

Le conseguenze

Durante il salvataggio Hakim si è ferito a una caviglia. Un mese e mezzo di prognosi, che per lui equivale a un mese e mezzo senza lavoro, quindi senza stipendio. Per vivere fa di tutto: idraulico, elettricista, monta climatizzatori. Non ha una casa vera e propria: vive nel furgone che usa per spostarsi tra un lavoro e l’altro. E per settimane quella casa un po’ arrangiata è stata inaccessibile: una volta tornato al suo furgone, la sera del 6 agosto, dopo tante ore di ospedale per la sua caviglia malconcia, si è accorto di non avere più la chiave. L’aveva persa nel lago mentre nuotava per raggiungere il bambino. Per cambiare la serratura servivano troppi soldi, soldi che non aveva e quindi si è trovato senza un posto dove stare, per strada. Fino a che non è tornato a dormire nel furgone grazie a un suo amico che è riuscito a forzare la portiera.

Altri problemi

In questo momento Hakim non può spostare il furgone per la caviglia fasciata e perché non ha le chiavi. Tra pochi giorni gli scade l’assicurazione del mezzo, non ha i soldi per rinnovarla e non ha modo di guadagnarli, sempre a causa della caviglia. In più, la gente della zona residenziale in cui è parcheggiato il furgone vuole che se ne vada: “Mi dicono che chiameranno la polizia e porteranno via la mia casa con il carroattrezzi, ha riferito il 45enne.

Aiuti

A non lasciare solo Hakim sono stati alcuni cittadini. Chi gli porta del cibo, chi ha organizzato per lui delle raccolte fondi. Tutte le persone che conoscono la storia gli sono riconoscenti, dei poliziotti gli hanno persino chiesto una foto, come si fa con le celebrità. Le istituzioni però latitano, non sono ancora intervenute per aiutare Hakim. Un piccolo collettivo, Wake-upers, ha cercato di fare da ponte tra il 45enne e le associazioni di Como che si occupano di accoglienza, ma un po’ per le chiusure estive, un po’ per le liste di attesa che le associazioni devono rispettare quando riapriranno, nessuno ha saputo offrire un supporto concreto.

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Speranze

L’avvocato di Hakim, Tommaso Scutari, è in attesa di un colloquio con rappresentanti delle istituzioni, ma si è detto fiducioso. Qualcosa si sta muovendo. “Il primo passo – ha spiegato l’avvocato a Fanpage.it – è capire se il comune di Como può intervenire sotto il profilo assistenziale, perché Hakim non ha la residenza lì, ma in provincia di Milano, dove alcune associazioni si stanno già dando da fare”.

Scutari ci tiene a precisare che l’aiuto ad Hakim da parte delle istituzioni non è un atto dovuto, le leggi non obbligano i comuni a fare qualcosa.

“Però da cittadino dello Stato credo – conclude l’avvocato – che un intervento o quantomeno un ascolto delle difficoltà di quell’uomo, che ha fatto tanto per la comunità, sia opportuno”.

Il punto è sempre lo stesso: a cosa servono le istituzioni se non possono, non vogliono o non riescono a offrire sostegno a chi si trova in difficoltà?

Estate

Ad agosto tutto procede più a rilento del solito. La burocrazia quasi si ferma, le persone vanno in vacanza, gli uffici chiudono. Se qualcuno ha bisogno spesso continuerà ad avere bisogno finché la macchina non si rimetterà in moto. Eppure Hakim è lì, aspetta che qualcuno gli tenda una mano, proprio come lui ha fatto con quel bambino nelle acque del Lago di Como.

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