Roberto Guerrino ucciso in casa a Milano, fermato un 19enne per l’omicidio dell’interprete

Un 19enne è stato arrestato nella serata di lunedì 22 giugno dai carabinieri della Compagnia di Milano Duomo e del nucleo Investigativo del Comando provinciale perché ritenuto responsabile dell'omicidio di Roberto Guerrino. L'interprete 60enne era stato trovato senza vita nel suo appartamento in via Oxilia con numerose ferite alla testa lo scorso 13 giugno. Incrociando le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza e i risultati dei rilievi tecnico scientifici condotti all'interno dell'abitazione, gli investigatori sono riusciti a risalire al 19enne di Melzo, Jawhar Kadir, e a fermarlo alla stazione ferroviaria con numerosi bagagli. Durante l'interrogatorio di convalida, il 19enne ha confessato l'omicidio. La posizione di un 17enne che era con lui il giorno dell'omicidio è ancora al vaglio della Procura per i Minorenni.
L'omicidio di Guerrino, colpito con un martelletto e una statuetta
Guerrino era stato trovato senza vita nel suo appartamento nel pomeriggio del 13 giugno, ma l'omicidio risale alla notte precedente. L'abitazione del 60enne era stata trovata chiusa a chiave e dal suo interno mancavano alcuni oggetti preziosi, tra cui anche 250 euro in contanti che sarebbero stati sottratti dal suo portafoglio. Stando ai primi rilievi medico legali, Guerrino era stato ucciso con una decina di colpi inferti con un oggetto contundente.
Stando a quanto emerso dagli accertamenti, il 60enne sarebbe stato colpito con un martelletto in legno, trovato rotto in tre parti, e una statuetta di Buddha: su entrambi sono state trovate tracce di sangue. Inoltre, l'interprete sarebbe stato colpito mentre era steso a terra, senza alcuna possibilità di difesa, durante un tentativo di rapina.
L'arresto del 19enne
Coordinati dal pm Carlo Scalas, i carabinieri hanno avviato le indagini analizzando le immagini degli impianti di sorveglianza della zona identificando, così, un sospettato che li ha condotti fino al comune di Melzo. Intanto, gli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma hanno eseguito rilievi tecnici e, in questo modo, gli investigatori hanno potuto confermare la presenza di un ragazzo di 19 anni, di origine marocchina e residente appunto a Melzo, nella casa di Guerrino al momento dell'omicidio: le sue impronte digitali sono state trovate su un mobile del salotto. Il ragazzo ha precedenti per rapina impropria, è destinatario di un’ordinanza di divieto di avvicinamento per stalking con braccialetto elettronico ed è stato già deferito per lesioni personali.
La sera del 22 giugno i carabinieri sono riusciti a bloccare il 19enne alla stazione ferroviaria di Melzo con numerosi bagagli e lo hanno sottoposto a fermo d'indiziato di delitto per pericolo di fuga. Il giorno precedente, mentre era già sottoposto a intercettazione telefonica, aveva detto durante una telefonata che sarebbe dovuto "andare via", senza specificare dove. Durante un successivo controllo, è stato trovato in possesso dell'iPad Air di Guerrino. Le indagini hanno, poi, identificato anche un 17enne, anche lui di origine marocchina, che era insieme al 19enne nel giorno dell'omicidio. La sua posizione è attualmente al vaglio della Procura per i Minorenni e risulta indagato in concorso per omicidio.
Nel frattempo, il 19enne è stato sottoposto a udienza di convalida nella mattinata di mercoledì 24 giugno, il fermo è stato convalidato ed è stato condotto nel carcere di San Vittore. Durante l'interrogatorio con la giudice per le indagini preliminari Sonia Mancini, Kadir ha confessato, raccontando di aver contattato Guerrino attraverso un sito di incontri: "Volevo fare qualche soldo", ha detto, "poi durante l'approccio mi sono bloccato e ho reagito".