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Continua a fare discutere la comunicazione del direttore generale del Welfare in Lombardia, anticipata da Fanpage.it, in cui si raccomanda agli operatori sanitari e agli operatori socio-sanitari che sono entrati in contatto con un positivo al Coronavirus di finire il proprio turno di lavoro, continuare a prestare servizio e mettersi in quarantena invece per tutte le attività extra lavorative. Insorgono in una comunicazione congiunta i sindacati Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno scritto una lettera alla Regione per chiedere la modifica del punto in cui “si precisa che gli operatori sanitari durante il periodo di sorveglianza attiva, che coincide con il tempo della quarantena, sono tenuti a rispettare la quarantena nelle restanti parti della giornata, ovvero nel tempo extra lavorativo”. "Riteniamo – scrivono i sindacati – inoltre sia opportuno esplicitare l’obbligatorietà a tutte le Asst e Ats della tamponatura alle scadenze indicate dalla nota e invitare le aziende a provvedere all’individuazione di alloggi temporanei per il personale in sorveglianza che non è nelle possibilità di rientro nel proprio domicilio onde evitare il propagarsi incondizionato della pandemia e vista la crescente insostenibilità della situazione attuale presso le strutture pubbliche, private e Rsa, rimaniamo in attesa di un vostro immediato riscontro rispetto a quanto convenuto".

Carmela Rozza, consigliera regionale del Partito democratico non ha dubbi: "Quella circolare è furba perché non dice fino in fondo le cose – spiega a Fanpage.it – Parla di tamponi al giorno zero e al giorno 5 e poi di un test molecolare a fine quarantena, poi scrive che il personale deve stare a casa se positivo, positivo a quale tampone? Se mi fai il tampone sto a casa? Quando? Dice e non dice, significa tutto e non significa niente per questo le precisazioni dei sindacati sono indispensabili".

Bussolati: Serve piano di assistenza domiciliare per proteggere i famigliari

Le fa eco il suo collega del Pd, il consigliere regionale Pietro Bussolati: "Seppur appare chiaro il motivo per cui si chiede di non sospendere l'attività in caso di contatti con contagiati, risulta del tutto inspiegabile come non si offra un piano di assistenza domiciliare agli stessi, per proteggere i famigliari del personale sanitario e sociosanitario e anzi si scarichi su di loro e le loro famiglie il compito di auto organizzarsi rimanendo in quarantena e potendosi solo recarsi al lavoro.  Serve un piano dedicato alle loro esigenze o almeno un allentamento delle restrizioni che li riguardano".

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Lombardia Massimo De Rosa ieri sera ha voluto esprimersi sul caso: "L’ultima trovata dell’assessore Gallera – scrive De Rosa sul suo profilo Facebook – è che gli operatori individuati quali contatti asintomatici di un caso Covid debbano stare in quarantena, salvo che per lavorare. Questo è quanto si legge nella comunicazione della Direzione generale Welfare "Raccomandazioni per la prevenzione dei contagi da SARS-CoV-2 tra gli operatori sanitari e socio-sanitari" del 26 ottobre. Il centrodestra, con anni di tagli alla sanità, ha talmente svuotato le corsie e i reparti che ora in piena emergenza è costretta a far lavorare anche chi dovrebbe invece restare isolato, proprio per impedire che la diffusione del contagio vada ulteriormente a gravare sul carico di lavoro all’interno degli ospedali". Dalla Regione, per il momento, nessuna risposta.