Promettono permesso di soggiorno, lavoro e alloggi che non esistono a 81 stranieri per migliaia di euro: 3 arresti

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I carabinieri di Mantova hanno arrestato e posto agli arresti domiciliari 3 persone accusate di immigrazione clandestina. Per due anni, avrebbero promesso permesso di soggiorno, lavoro e alloggi a 81 lavoratori extracomunitari presentando documentazioni fittizie e lasciandoli in condizione di clandestinità.

Tre persone sono state arrestate nella giornata di ieri, giovedì 27 agosto dai carabinieri del Comando Provinciale di Mantova con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, a fine di lucro e pluriaggravato, in concorso tra loro e con altri due indagati. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, tra marzo 2023 e febbraio 2025 si sarebbero fatti pagare ingenti somme di denaro per favorire l'ingresso illegale in Italia di 81 lavoratori extracomunitari. Avrebbero presentato alle Prefetture fittizie istanze di nulla osta all'assunzione come lavoratori stagionali extracomunitari, ma in realtà non sarebbero mai stati impiegati. Non solo, le strutture alloggiative indicate nelle documentazioni spesso neanche esistevano, così gli stranieri appena arrivati nel nostro Paese si sarebbero ritrovati senza documenti, senza lavoro e senza un tetto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Mantova ha disposto per i tre arrestati la custodia cautelare ai domiciliari.

Come funzionava la "truffa del click day"

Le persone coinvolte nell'indagine dei carabinieri sono: un 64enne titolare di una azienda agricola, un 51enne consulente del lavoro e un 43enne mediatore linguistico e culturale, mentre gli altri due indagati sono un altro consulente del lavoro di 82 anni e un secondo intermediario di 38 anni. Il gruppo lavorava in modo coordinato e in stretta collaborazione. Secondo l'accusa, l'imprenditore avrebbe presentato in tutto 81 istanze di "nulla osta" presso le Prefetture di Mantova, Trento, Bari e Cosenza. I documenti erano accompagnati da false attestazioni sulla capacità economica dell'azienda (costituita appena due mesi prima il "click day" e senza alcun fondo), sull'idoneità degli alloggi per i lavoratori migranti (indicando anche strutture alberghiere che non esistono) e sull'effettivo impiego lavorativo dei migranti (che in realtà non venivano mai assunti).

Il reclutamento delle persone straniere, invece, sarebbe stato affidato al mediatore linguistico. Questo si sarebbe occupato di una sistematica campagna pubblicitaria in diversi Paesi esteri, come Marocco, India, Pakistan e Bangladesh, offrendo la possibilità di ottenere un visto di ingresso e un lavoro in Italia dietro il pagamento di cifre tra 5mila e 15mila euro per ciascuna pratica. Spesso le persone a cui si rivolgeva erano soggetti vulnerabili, che hanno bisogno di migrare e che potevano rivolgersi a reclutatori che raccoglievano domande e soldi.

Gli arresti

Come regolato dal "decreto flussi", il nulla osta per i lavoratori stranieri non comunitari che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato è limitato e deve essere presentato online nei cosiddetti "click day". Solo dopo il rilascio del nulla osta, il lavoratore può chiedere il visto di ingresso e, una volta in Italia, firmare il contratto di soggiorno e richiedere il permesso di soggiorno.

Analizzando i vari documenti, eseguendo accertamenti informatici e analisi di flussi finanziari, tabulati telefonici e testimoni, i carabinieri del nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Mantova, in collaborazione con i colleghi dell'Ispettorato del Lavoro e delle Compagnie di Mantova, Viadana, Castiglione delle Stiviere e Gonzaga, hanno potuto accertare come quelle 81 istanze presentate fossero infondate e basate su attestazioni fittizie. In questo modo, i lavoratori stranieri fatti arrivare in Italia venivano di fatto abbandonati in condizione di clandestinità. Per questo motivo, in tre ora sono gli arresti domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, a fine di lucro e pluriaggravato in concorso e altre due persone sono indagate per gli stessi reati.

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