Morto a Milano il boss Domenico Papalia, condoglianze e affetto sui social: “Uno schifo, situazione preoccupante”

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David Gentili, membro del comitato antimafia della Giunta Sala, spiega a Fanpage.it il suo sconcerto nel leggere messaggi di cordoglio e stima, da parte di numerosi utenti social, dopo la morte del boss mafioso Domenico Papalia. “Prova che la mafia, al Nord e sopratutto a Milano, riesce ad avere consenso”.

"Sono sconcertato e stupito dai messaggi di cordoglio che numerosi utenti hanno espresso sotto a un post in cui si annunciava la morte di Domenico Papalia, boss mafioso dal passato criminale", a dirlo a Fanpage.it è David Gentili, ex presidente della commissione antimafia del Comune di Milano e attualmente membro del comitato antimafia della Giunta Sala.

"Mi sbalordisce questa esigenza di alcuni utenti di commentare e rendere pubblico un sentimento di cordoglio nei confronti di un uomo mischiato fino al collo con la criminalità. Posso comprendere il cordoglio della famiglia, ma non di certo quello di persone comuni. Domenico Papalia è stato un boss di ‘ndrangheta, in carcere dal 1977″, ha detto ancora Gentili a Fanpage.it.

Tra i vari commenti apparsi sui social c'è chi scrive veri e propri attestati di stima nei confronti del boss mafioso. Un utente si è sentito di dire: "Mi dispiace brava persona". Un altro ricorda Papalia con la frase: "Salutava sempre". Un altro ancora dice: "I veri delinquenti sono ben altro.. smettiamola". E poi c'è anche chi ha scritto: "Era un essere umano, delinquente? Non credo. Uomo di rispetto piuttosto, con un comportamento di altri tempi, guarda caso a Buccinasco di maranza, mangia bambini, e stupratori non si sente parlare…". 

Infine come sottolinea Gentili a Fanpage.it, c'è anche chi è arrivato ad augurare invece la morte al sindaco di Buccinasco, dove il boss viveva, scrivendo il peggio del peggio: "Meglio che crepava quel porco comunista del sindaco".

Gentili oltre a reputare tutti questi commenti "uno schifo" crede che la situazione sia molto "preoccupante" perché è la prova che la mafia, al Nord e sopratutto a Milano, "riesce ad avere consenso". 

Chi era Domenico Papalia

Domenico Papalia, detto Micu, originario di Platì (Reggio Calabria) e fratello maggiore di Rocco e Antonio, ha scontato il carcere al 41bis.  Il 2 novembre 1976 viene ucciso il boss Antonio D'Agostino e Papalia viene accusato dell'omicidio e processato.

Inizia a gestire il traffico d'armi, droga e brillanti. Nel 1983 viene condannato definitivamente all'ergastolo per l'omicidio di D'Agostino. Nel 1993 gli vengono sequestrati beni del valore di 150 miliardi di lire insieme ai fratelli Rocco e Antonio. Nel 2017, dopo 41 anni dall'omicidio D'Agostino, Papalia viene assolto dall'accusa per non aver commesso il fatto.

Successivamente sono arrivate altre due sentenze di ergastolo: quella per l'assassinio dell'educatore del carcere di Opera Umberto Mormile, avvenuta nel 1990 a Carpiano (Milano) inizialmente rivendicato dalla Falange Armata, e quella per l’omicidio dell’avvocato Pietro Labate il 17 novembre 1983 a Milano, sulla base delle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia nell'operazione Nord-Sud. Accuse sempre respinte da Papalia, uscito alla fine dal carcere solo pochi mesi fa per motivi di salute.

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