L’avvocata Pontenani assolta dall’accusa di falso: “Indagine che ha leso anche il diritto alla difesa di Pifferi”

Si è concluso con l'assoluzione con formula piena di tutti gli imputati il processo "Pifferi bis", l'inchiesta coordinata dal pm Francesco De Tommasi su un presunto "piano" che Alessia Pontenani, ovvero l'avvocata di Alessia Pifferi, quattro psicologhe che prestavano servizio presso il carcere San Vittore e il consulente della difesa Marco Garbarini avrebbero messo in atto per aiutare la 40enne a evitare la condanna all'ergastolo.
Al centro del procedimento c'erano in particolare il test di Wais che, secondo l'accusa, sarebbe stato falsificato e l'ipotesi di un tentativo di indirizzare l'esito di quell'esame verso l'accertamento di un "vizio parziale di mente". Solo pochi giorni fa la Corte d'Assise d'Appello di Milano aveva ridotto la pena a Pifferi dall'ergastolo a 24 anni di reclusione. Prosciolta in udienza preliminare l'unica psicologa che non aveva scelto il rito abbreviato. "Questa indagine ha messo in discussione il ruolo mio e di tutti i difensori", ha dichiarato l'avvocata Pontenani a Fanpage.it, "e ha leso anche il diritto alla difesa di Pifferi.
"L'operazione" per far "passare per scema" Pifferi
Per il pm De Tommasi, Pifferi sarebbe una "persona cattiva, insensibile, anaffettiva, cinica, bugiarda e menefreghista" che avrebbe lasciato "consapevolmente morire" sua figlia di appena 18 mesi nel luglio del 2022 abbandonandola in casa per sei giorni. Secondo l'accusa, la 40enne durante le indagini si sarebbe affidata alla "vera regista dell'operazione" (tale era diventata per il magistrato l'avvocata Pontenani) il compito di "farla passare per scema".
Mediante "falsi colloqui" e la presunta falsificazione del test di Wais, l'avvocata che difende Pifferi avrebbe cercato di sottolineare il suo quoziente intellettivo molto basso in modo tale da farle riconoscere in sede di perizia psichiatrica un presunto ritardo cognitivo. Se la perizia avesse accertato un "vizio parziale di mente", questo avrebbe potuto evitare all'imputata la pena massima dell'ergastolo.
La condanna a Pifferi e le assoluzioni nel processo "bis"
Tuttavia, le perizie che sono state svolte su Pifferi su incarico del Tribunale in entrambi i gradi di giudizio l'hanno dichiarata in grado di intendere e di volere al momento dei fatti, evidenziando solo un "analfabetismo emotivo" e un "ritardo intellettivo lieve". Così, in primo grado la 40enne è stata condannata all'ergastolo per omicidio volontario, mentre in Appello la pena è stata ridotta a 24 anni di reclusione in virtù dell'esclusione dell'aggravante dei futili motivi e del riconoscimento delle attenuanti generiche.
Oggi pomeriggio, lunedì 1 dicembre, invece, il gup Roberto Crepaldi ha deciso di assolvere non solo l'avvocata Pontenani (difesa dai legali Corrado Limentani e Gianluigi Comunello), ma anche le tre psicologhe e lo psichiatra Garbarini che erano imputati con lei per falso e favoreggiamento. Il pm aveva chiesto per la legale e una psicologa 4 anni di reclusione, 3 anni e 6 mesi per lo psichiatra e 3 anni per le altre due indagate. Per l'unica psicologa che non aveva scelto il rito abbreviato era stato chiesto il rinvio a giudizio, ma è stata prosciolta in udienza preliminare.
Pontenani: "È stato messo in discussione non solo il mio ruolo, ma quello di tutti gli avvocati"
"È stato dimostrato che non ho fatto nulla di illecito, ma è stata una vicenda che ovviamente mi ha molto provata perché non è stata una bella pubblicità", ha dichiarato l'avvocata Pontenani a Fanpage.it: "Ho perso molto lavoro, diversi miei assistiti hanno scelto di farsi seguire da altri avvocati perché nessuno sceglierebbe di farsi rappresentare da una persona che ha una spada di Damocle come questa sulla testa". Secondo la legale, l'indagine avrebbe "messo in discussione non solo il mio ruolo, ma quello di tutti gli avvocati. Quando un pubblico ministero che non è d'accordo con il difensore, com'è giusto che sia visto che sono ruoli contrapposti, se si mette a indagare su di lui vuol dire che non esiste più lo Stato di Diritto. È stato qualcosa di molto pericoloso per tutti, ma finalmente è finita".
Il processo ‘Pifferi bis' era stato aperto mentre nel frattempo si stava svolgendo quello per omicidio a carico della stessa Pifferi. Per Pontenani, però, con questa indagine sarebbe stato "minato anche il suo diritto alla difesa. Indagando su di me", ha continuano l'avvocata, "il pm sapeva benissimo quello che stavo facendo. Si è aperto un processo come se ci fosse stata un'associazione mafiosa, ma non si è nemmeno capito perché avremmo dovuto fare tutto questo per aiutare una persona che a noi è sconosciuta".