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Precipita dalla zip-line in Valtellina e muore, indagate altre 5 persone: accertamenti su permessi e collaudi

La Procura di Sondrio ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di altre 5 persone per l’incidente del 5 maggio 2024, quando Ghizlane Moutahir è morta precipitando dalla zip-line Fly Emotion in Valtellina.
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

A quasi due anni dall'incidente che portò alla morte di Ghizlane Moutahir, la Procura di Sondrio ha iscritto sul registro degli indagati altre cinque persone con l'ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso. La 41enne era precipitata il 5 maggio 2024 mentre percorreva la zip-line Fly Emotion, in volo tra Albaredo per San Marco e Bema. Ora gli inquirenti vogliono verificare le posizioni non solo dei gestori dell'impianto e degli addetti alla vestizione dei clienti, ma anche dell'allora sindaco di Albaredo, Patrizio Del Nero (ora primo cittadino di Mobergno), dell'attuale vicesindaca Antonella Furlini, del presidente e manager della Kong (il colosso lecchese nel settore delle attrezzature da montagna) Marco Bonaiti e Giuseppe Pasini e anche di Giuseppe Secomandi.

La morte di Moutahir e i primi 5 indagati

Stando a quanto emerso dalle perizie richieste dalla Procura, all'origine dell'incidente mortale ci sarebbero state "carenze tecniche e gestionali". Secondo i periti, l'imbragatura di Moutahir sarebbe stata sistemata in modo sbagliato alle gambe, con i cosciali che a volte risultavano "assenti o non visibili" alle telecamere quando, in realtà, avrebbero dovuto avvolgerle completamente. Dal punto di vista progettuale, sarebbero emerse mancanze di autorizzazioni e certificazioni obbligatorie per legge.

Quel giorno di quasi due anni fa, la pasticciera 41enne residente a Sant'Angelo Lodigiano era precipitata nel vuoto a poche decine di metri dalla fine del percorso, dove la stavano attendendo due nipoti che avevano già completato il volo. L'autopsia confermò il decesso a causa dei traumi riportati nella caduta. All'inizio gli indagati erano cinque: i gestori dell'impianto, il ceo di Fly Emotion Matteo Sanguineti e il responsabile dell’attrazione e dei lavoratori lì impegnati Silvio Greco, e gli addetti alla vestizione dei clienti, Anna Colturi, Mattia Faldarini e Nassiba Kafi. A gennaio si prospettava per loro una richiesta di rinvio a giudizio, ma la Procura di Sondrio a marzo ha depositato la richiesta di proroga delle indagini.

I nuovi elementi sotto indagine

Ora gli inquirenti hanno affiancato ai cinque indagati altrettanti altri nomi, mettendo al centro dei nuovi accertamenti i collaudi dell'impianto, risalenti a 12 prima dell'incidente, e i permessi concessi 15 anni fa dal Comune di Albaredo ma, pare, senza le opportune verifiche della Commissione provinciale di vigilanza e pubblico spettacolo. L'ultimo collaudo funzionale, infatti, sarebbe datato 2011, quando la struttura era stata aperta. Per legge, dovrebbe ripetersi ogni anno, cosa che non sarebbe stata fatta. Per quanto riguarda i permessi, la documentazione che è stata esaminata finora non proverebbe l’esistenza di un’autorizzazione valida, con il Comune di Albaredo che "non avrebbe dovuto concedere il nulla osta all’esercizio del Fly Emotion".

Infine, per quanto riguarda la ditta produttrice degli imbraghi, secondo i periti mancherebbero "evidenze documentali". Sotto il profilo tecnico, invece, "una progettazione più attenta avrebbe potuto limitare significativamente i rischi derivanti da un uso scorretto, soprattutto considerando che gli utenti finali non sono adeguatamente formati né hanno esperienza nell’utilizzo di queste attrezzature".

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