La giudice per le indagini preliminari di Milano Chiara Valori ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero per un uomo che, durante la cosiddetta fase due della pandemia, si era allontanato dalla quarantena fiduciaria domiciliare nonostante la positività al Covid. La gip ha dunque disposto la sua imputazione coatta.

Secondo le testimonianze raccolte, il 55enne si era recato in farmacia e, in diverse altre occasioni, si sarebbe recato anche in edicola per comprare il giornale e portare a passeggio il cane. Secondo quanto riportato dal pubblico ministero che ne aveva chiesto l'archiviazione, il reato di cui è accusato l'uomo non era configurabile nella violazione del testo unico delle Leggi Sanitarie, in cui si prevede che "chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l'invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell'uomo è punito con l'arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000". Questo, perché la richiesta di stare a casa non gli era stata comunicata dal sindaco come invece previsto dal decreto legislativo del 25 marzo 2020.

Al contrario, la gip ha ritenuto che tale disposizione valesse solamente nella fase uno, mentre l'indagine a carico dell'ora imputato si rifà ad un periodo risalente a giugno, ovvero in piena fase due. Tale fase era disciplinata da un altro decreto, pubblicato il 16 maggio, in cui si legge che non occorre una comunicazione del sindaco ma di un'Autorità sanitaria qualsiasi per essere obbligati a rispettare la quarantena. L'uomo, la cui positività gli era stata comunicata da Ats il 26 maggio, ha quindi creato uno stato di pericolo rischiando di diffondere ulteriormente il virus.