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Olimpiadi Invernali 2026

Perché le persone continuano a morire di freddo a Milano e cosa c’entrano le Olimpiadi invernali

Dall’inizio del nuovo anno sono già 7 le persone morte a causa del freddo a Milano. In molti hanno parlato di “emergenza gelo”, ma i numeri sono gli stessi del 2025: il motivo ha a che fare con le Olimpiadi invernali.
A cura di Giulia Ghirardi
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A Milano le persone continuano a morire di freddo, come l'anno scorso e quello prima ancora. Eppure quest'anno, improvvisamente, se ne sono accorti tutti: i 7 clochard che sono morti nel capoluogo lombardo nelle prime settimane del 2026 hanno riempito le cronache, acceso polemiche, evocato scenari emergenziali. In molti hanno parlato di "incremento dei decessi" e la domanda che è rimbalzata ovunque è stata: perché accade? E soprattutto: c'entrano le Olimpiadi invernali?

Per Michele Ferraris, di fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), la prima risposta è scomoda perché smonterebbe la narrazione dell'emergenza straordinaria: "In realtà non c'è un aumento dei morti a Milano rispetto all'anno scorso", ha chiarito a Fanpage.it. "La differenza è che quest'anno il fenomeno viene attenzionato maggiormente perché Milano è sotto i riflettori per le Olimpiadi invernali". I numeri, però, racconterebbero altro.

Perché le persone continuano a morire di freddo a Milano

Tra il 2025 e l'inizio del 2026 sono all'incirca una trentina le persone morte a causa del freddo a Milano. "Di queste, più delle metà in due stagionalità precise, dicembre-gennaio e giugno-agosto", ha spiegato Ferraris a Fanpage.it. "La maggior parte per un malore dovuto al freddo o al caldo estremo". Non solo ipotermia, dunque, ma condizioni di salute precarie aggravate dalle temperature.

Non si tratta, infatti, soltanto (o non principalmente) di un problema legato al piano freddo. "Non è un tema di servizi che mancano – che possono essere assolutamente migliorati – ma un tema di salute", ha continuato Ferraris, sottolineando che un dormitorio, una coperta o un pasto caldo, seppur importanti, non risolverebbero il problema di vite segnate da patologie croniche non curate. "Serve controllo e monitoraggio e non lasciare sole persone che hanno problemi di salute", ha aggiunto. "Bisogna integrare gli aspetti del socio e del sanitario" perché se uno dei due salta, il sistema non regge.

Il nodo vero, come ha sottolineato fio.PSD, è strutturale: "Quelle che muoiono sono persone che hanno perso la residenza e che quindi non hanno diritto al medico di base o accesso alle cure". In più, per gli stranieri che non hanno mai avuto una residenza, vuol dire anche niente rinnovo dei documenti. Senza documenti niente lavoro regolare e senza lavoro niente casa. "Questa non garanzia del diritto alla residenza preclude tutto" e crea un domino che porta in strada e dalla strada rende quasi impossibile uscire.

Cosa c'entrano le Olimpiadi invernali

Ma allora cosa c'entrano le Olimpiadi con questi decessi? C'entrano perché obbligano a scegliere se spostare il problema lontano dallo sguardo pubblico o a investire sull'integrazione tra sociale e sanitario, sul diritto alla residenza fittizia e su un piano casa che non resti un mero slogan politico.

Per questo, proprio mentre Milano ospita le Olimpiadi invernali 2026, l'immagine della città scintillante stride con quella dei tanti corpi che continuano a essere trovati senza vita sotto i portici o nei vicoli del capoluogo. E benché le Olimpiadi non siano certo la causa diretta di questi decessi, diventano il contesto che ne amplifica la contraddizione e che – di fatto – trasforma Milano nella vetrina perfetta.

Quindi, sì, nella città che ospita i giochi invernali di Milano Cortina le persone continuano a "morire di freddo", ma il problema non finisce qui: si muore per patologie non curate, per solitudini cronicizzate, per diritti negati. Il freddo è "solo" il simbolo più crudo di questa esclusione e le Olimpiadi non sono il problema, ma lo specchio. E nello specchio di una Milano olimpica, globale e attrattiva, le morti in strada pesano il doppio. Non perché siano aumentate. Ma perché rendono impossibile ignorarle.

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