Omicidio Mario Bozzoli, assolto l’ex operaio: “Nessun movente, dubbi sull’esperimento del maiale nel forno”

"Non c'è alcuna prova di un concorso di Maggi nell'omicidio di Mario Bozzoli". A scriverlo è il giudice dell'udienza preliminare Stefano Franchioni del Tribunale di Brescia che lo scorso 17 dicembre ha assolto "per non aver commesso il fatto" Oscar Maggi nel processo con rito abbreviato dall'accusa di concorso nell'omicidio dell'imprenditore bresciano scomparso l'8 ottobre 2015 dalla sua fonderia a Marcheno (in provincia di Brescia). Il nipote, Giacomo Bozzoli, è stato condannato all'ergastolo, con sentenza diventata definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione, e la Procura ha ipotizzato un coinvolgimento dell'ex operaio Maggi, chiedendo 30 anni di carcere. Secondo il gup Franchioni, però, "anziché di ragionevole dubbio sulla colpevolezza di Maggi, allora, sembra più corretto parlare di ragionevole certezza sulla sua innocenza" in quanto non sarebbe emerso alcun movente e, anzi, nei "minuti critici" Maggi era lontano dal reparto fonderia.

La scomparsa di Mario Bozzoli e la ricostruzione della Procura
Mario Bozzoli era scomparso l'8 ottobre 2015 da Marcheno (in provincia di Brescia). L'imprenditore si trovava all'interno della fonderia di famiglia, dalla quale non è mai uscito. Suo nipote, Giacomo Bozzoli, è stato condannato all'ergastolo per omicidio premeditato e distruzione di cadavere con sentenza diventata definitiva l'1 luglio 2024. Secondo la ricostruzione della Procura, Bozzoli aveva gettato il cadavere dello zio nella fonderia. Durante il procedimento nei suoi confronti, era stato eseguito un esperimento con il corpo di un maiale gettato in un forno dell'azienda per provare che non sarebbe rimasto nulla della carcassa.
Per l'accusa, Oscar Maggi avrebbe aiutato Bozzoli a riattivare i filtri del forno dopo la fumata anomala che, per gli inquirenti, indicava il momento in cui il corpo di Mario Bozzoli era finito tra le fiamme. La Procura aveva chiesto, quindi, la condanna a 30 anni di carcere per l'ormai ex operaio 49enne per concorso in omicidio.
L'assoluzione di Maggi e le perplessità sull'esperimento del maiale
Lo scorso 17 dicembre, però, il gup Franchioni ha assolto Maggi "per non aver commesso il fatto". Secondo il giudice, infatti, "non vi è alcuna ragionevole certezza che abbia concorso nel delitto". Nelle motivazioni della sentenza, il gup ha indicato che nel corso delle indagini "non è stato provato il movente, non è stata provata l’esistenza di un accordo criminoso tra Giacomo Bozzoli e Maggi, non sono stati provati contatti o incontri sospetti tra i due né prima né dopo il delitto e non è stato provato che Maggi si trovasse nei pressi del forno grande nei cosiddetti minuti critici", ovvero tra le 19:15 e le 19:18 dell'8 ottobre 2015. Inoltre, nel corso degli accertamenti sarebbe emerso che Maggi "era verosimilmente assente dal reparto fonderia, impegnato a procurarsi del rame per alimentare il proprio forno", circostanza che sarebbe provata dal fatto che una telecamera ha ripreso una ruspa entrare in magazzino.
Il giudice Franchioni ha anche sollevato diverse perplessità sull'ipotesi della distruzione del cadavere di Mario Bozzoli, descritta come "una ricostruzione macchinosa". Per il gup, infatti, i responsabili avrebbero dovuto avere "la freddezza, la perizia, la forza di agire a porte della cappa aperte, a pochi centimetri dal metallo fuso, movimentando un corpo di quel peso, il tutto in pochi secondi" e, inoltre, sarebbe poco credibile che "Giacomo Bozzoli si sia esposto al rischio concreto di essere colpito dagli inevitabili scoppiettii, spruzzi e proiezioni del rottame posto a graticola sopra il metallo fuso". Per quanto riguarda l'esperimento del maialino, infine, la condizione del forno "la sera dell'8 ottobre 2015 era diversa da quella predisposta per l’esperimento giudiziale".
