Sarebbe morto per i colpi alla testa Franco Colleoni, l'ex segretario provinciale della Lega Nord ucciso dal figlio Francesco – che ha confessato due giorni dopo – al culmine di un litigio la mattina del 2 gennaio nel cortile di casa a Brembo di Dalmine. A rivelarlo i primi esiti dell'autopsia eseguita sul corpo della vittima la mattina di ieri 7 gennaio all'ospedale Papa Giovanni XXIII: per il medico legale Matteo Marchesi l'arma del delitto non sarebbe nessun oggetto contundente, compresi gli attrezzi sequestrati dalla scientifica subito dopo l'omicidio e su cui erano state trovate tracce di sangue.

Sul corpo dell'ex segretario anche fratture al costato

L'autopsia sembrerebbe dunque confermare la dinamica dei fatti: i carabinieri all'arrivo sul posto dell'omicidio avevano trovato l'ex segretario, nonché proprietario del ristorante "Il Carroccio", con il cranio fracassato per via di colpi alla testa e il cordolo che delimitava il cortile sporco di sangue. Non solo: gli accertamenti del medico legale hanno anche evidenziato fratture al costato.

Sbattuto più volte contro le pietre

Stando quindi alla ricostruzione degli inquirenti, la mattina del 2 gennaio tra padre e figlio era scoppiata una lite a causa di alcuni lampioni che dovevano essere sistemati. Sarebbe stato Franco Colleoni a colpire prima il figlio che a sua volta ha risposto spingendo il padre a terra. Nella caduta l'ex segretario avrebbe sbattuto la testa contro il cordolo di pietra del cortile ferendosi alla testa. E ancora: il figlio 34enne gli avrebbe poi sbattuto la testa contro le pietre più volte fino a provocargli il trauma cranico che è risultato poi fatale a Franco Colleoni. Solo allora il figlio avrebbe inscenato una rapina finita male: per rendere credibile il tutto ha messo sottosopra la casa del padre e ha chiamato il 112 per dare l'allarme dopo che la madre aveva trovato il corpo del marito una volta rientrata a casa. Una versione che però non aveva convinto fin da subito i carabinieri insospettiti dai graffi sul volto del figlio. Fino alla confessione del 34enne durante l'interrogatorio quando in lacrime avrebbe detto di aver commesso l'errore più grande della sua vita.