Sono ancora tanti i punti da chiarire intorno all'omicidio di Franco Colleoni, ex segretario provinciale della Lega Nord, ucciso dal figlio Francesco al culmine di un litigio. Teatro dell'aggressione il cortile di casa e comune anche al ristorante di proprietà di famiglia "Il Carroccio" situato a Brembo di Dalmine, comune in provincia di Bergamo.

Oggi l'interrogatorio di garanzia per Francesco Colleoni

Oggi durante l'interrogatorio di garanzia che si terrà dinanzi al giudice per le indagini preliminari che deciderà sulla convalida dell’arresto e sulle misure cautelari, il 34enne Francesco, figlio della vittima, dovrà fare luce su cosa è accaduto il 2 gennaio: alla presenza dell'avvocato Pasquale Silvestro, che ieri mattina gli ha fatto visita in carcere, potrà spiegare la dinamica dell'omicidio che ha ammesso in maniera parziale spigando però di non ricordare come sia avvenuto. Intanto sarà l'autopsia a chiarire cosa abbia causato la morte del 68enne su cui i primi esami del medico legale hanno evidenziato cranio e il volto fracassati. I carabinieri di Bergamo, come riportato da Corsera, raccontato di un uomo disperato, consapevole di quanto accaduto: "Ha pianto a dirotto, disperato – le parole del comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo, il colonnello Alessandro Fasolino – diceva di aver commesso l’errore più grande della sua vita, di aver rovinato la propria, ma soprattutto quella della madre e del fratello".

Le ultime ore di vita di Franco Colleoni e il litigio col figlio

La mattina del 2 gennaio padre e figlio sarebbero rimasti soli intenti a sistemare il ristorante in vista della riapertura, ma poco dopo la richiesta di Colleoni al 34enne di sistemare dei lampioncini lungo il cortile sarebbe nata la lite. L'ultima di una lunga serie secondo quanto accennato dallo stesso ragazzo ai carabinieri e poi confermato anche da diversi testimoni. I due avevano avuto sicuramente qualche giorno prima, il 28 dicembre, un'accesa discussione, anche in quel caso per un motivo in apparenza futile, come della legna da sistemare in giardino. A incastrare Francesco che agli inquirenti intervenuti dopo la scoperta del cadavere aveva detto di essere nel suo appartamento al momento dell'omicidio e di non aver udito un taglio sul volto che al mattino, poche ore prima, non aveva: "Mi sono ferito con la legna", aveva detto ai carabinieri. Poi l'interrogatorio e l'ammissione dell'omicidio tra le lacrime.