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11 Maggio 2022
13:21

Omicidio di Seriate, Tizzani torna a processo per la morte della moglie: era stato assolto in primo grado

Gianna Del Gaudio era stata assassinata il 27 agosto 2016 nella sua abitazione a Seriate. Al processo nel 2020, il marito Antonio Tizzani era stato assolto. Ora ci sarà il secondo grado richiesto dalla pm Cocucci.
A cura di Enrico Spaccini
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Antonio Tizzani con la moglie Gianna Del Gaudio
Antonio Tizzani con la moglie Gianna Del Gaudio

Sono passati quasi sei anni da quando Gianna Del Gaudio, professoressa in pensione, è stata sgozzata nella sua villetta a Seriate, in provincia di Bergamo. A dare l'allarme fu suo marito, Antonio Tizzani: "Qualcuno l'ha ammazzata", ripeteva all'operatore del 112. Ex ferroviere in pensione, andò a processo per omicidio. Oggi 75enne, aveva sempre ripetuto di aver visto quella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2016 un uomo incappucciato chinato sulla moglie. La sentenza, emessa il 23 dicembre dal giudice Giovanni Petillo, lo assolse da tutte le accuse. Ora, però, come da richiesta del pubblico ministero Laura Cocucci, si terrà il secondo grado del processo fissato per il prossimo 27 maggio.

Il ritrovamento dell'arma del delitto

Il pm Cocucci non ha mai creduto alla ricostruzione che Tizzani aveva fornito agli inquirenti. L'omicidio della professoressa Del Gaudio risale alle 00:35 del 27 agosto 2016. Suo marito, all'epoca dei fatti 68enne, ha chiamato il 112 alle 00:40. È il taglierino usato per tagliare la gola alla donna a essere al centro dell'intero processo, in quanto unico indizio tra le mani dell'accusa. L'arma era stata ritrovata alcuni giorni dopo dentro un sacchetto insieme a dei guanti in un giardino di una casa a poche centinaia di metri dalla villetta di piazza Madonna delle Nevi dove era avvenuto l'omicidio. Non molto lontano, quindi, ma nemmeno così vicino da permettere a Tizzani di sbarazzarsene e rincasare nel giro di cinque minuti. Cocucci, tuttavia, sostiene che potesse aver fatto sparire l'arma in un secondo momento.

Le tracce di Dna

A costituire una vera prova di colpevolezza, secondo il pm, sarebbero le tracce di Dna dell'uomo ritrovate sul taglierino. Al processo è stato fatto notare come Tizzani avesse tutto l'interesse nel dire che quel taglierino era suo. In questo modo avrebbe giustificato le eventuali tracce biologiche che potevano essere trovate sull'arma. Tuttavia, l'uomo ha sempre disconosciuto il taglierino e il suo Dna è stato trovato sull'oggetto. Al momento dell'assoluzione, però, il giudice Petillo non ha escluso il fatto che Tizzani potesse aver contaminato l'oggetto dopo averlo ritrovato. Infatti, lo aveva depositato in un sacchetto di mozzarelle che aveva preso direttamente da casa sua e che, quindi, avrebbe potuto maneggiare prima. Ora si apriranno le porte del processo di secondo grado.

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