Omicidio Andrea Bossi, i giudici: “Carolo e Caglioni lo hanno ucciso secondo un piano per fare soldi facili”

Andrea Bossi è stato ucciso per "la ricerca di soldi facili, peraltro non destinati al proprio sostentamento". È questo il movente che la Corte d'Assise di Busto Arsizio ha individuato per l'omicidio del 26enne compiuto la notte tra il 26 e il 27 gennaio 2024 da Douglas Carolo e Michele Caglioni Marangon, entrambi condannati in primo grado all'ergastolo lo scorso dicembre. Lo si legge nelle motivazioni scritte dalla giudice Daniela Frattini e depositate ieri, mercoledì 18 marzo. Secondo la Corte, i 20enni avrebbero aggredito Bossi "in contemporanea", muovendosi in base a un piano prestabilito, nella sua abitazione di Cairate (in provincia di Varese). Si attende ora l'apertura del processo d'Appello a Milano come richiesto dagli avvocati dei due imputati, Vincenzo Sparaco, Matteo Rona e Nicolò Vecchioni.

Bossi era andato a vivere da solo in quell'appartamento di via Mascheroni a Cairate da qualche mese. Il 26enne in passato aveva lavorato come orafo ed era collezionista di oggetti preziosi e gioielli in oro. A scoprire il suo corpo senza vita la mattina del 27 gennaio 2024, a circa 12 ore di distanza dal decesso, era stato suo padre. Secondo l'accusa, a uccidere Bossi sono stati i 20enni Carolo e Caglioni con il solo movente "economico", ovvero "la ricerca di soldi facili peraltro non destinati al proprio sostentamento, potendo loro contare su genitori e nonni".
La dinamica dell'aggressione era stata ricostruita attraverso i rilievi dei carabinieri e la perizia del medico legale. Il corpo del 26enne non presentava alcuna lesione da difesa, cosa che secondo i giudici dimostrerebbe il fatto che era stato "aggredito dai due imputati in contemporanea", senza lasciargli il tempo di reagire, o di gridare. Uno dei due aveva colpito Bossi con una pentola al volto, procurandogli lesioni riscontrate nell'autopsia, e poi ucciso con una singola coltellata alla giugulare. Il 26enne era sopravvissuto ancora per cinque o dieci minuti, mentre i due 20enni erano "rimasti insieme in assoluto silenzio chiusi nell’appartamento".
Carolo e Caglioni sono stati condannati lo scorso dicembre all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Secondo i giudici della Corte d'Assise di Busto Arsizio, infatti, i due avevano un piano prestabilito. Inoltre, durante il processo non avrebbero mostrato "sincera resipiscenza", fornendo invece "dichiarazioni marcatamente inattendibili". I due, infatti, avrebbero parlato con il solo scopo di "acquisire prove contro il coimputato o con l'intento di inquinare e manipolare il quadro probatorio".