“A Milano potevo permettermi un monolocale con mio figlio, ora sto a Monza e vivo da reclusa perché mancano bus”
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Da quando si è trasferita a Monza, non può più muoversi di casa. Mara lavora a Milano come impiegata, ma spostarsi ogni giorno con i mezzi "è diventato un incubo": parcheggi a pagamento, ritardi dei servizi e la linea dei bus cancellata la domenica le hanno reso la vita "una sfida continua".
"Vivo a Monza da tre anni, mi sono trasferita perché l'alloggio in cui abitavo a Milano era troppo piccolo per me e mio figlio, che aveva solo 11 anni", ha esordito Mara a Fanpage.it. Monza le aveva dato una buona impressione "durante il covid" in cui, nonostante tutto, "c'era un clima piacevole in città e si aveva l'impressione di essere in un ambiente accogliente". Poi però le cose sono cambiate. "Hanno modificato la linea dei bus che partono dalla stazione, cancellandoli la domenica".
E lei, che durante il week-end vuole tornare dai suoi familiari è costretta a scegliere: "O rinuncio a spostarmi oppure devo fare tutto il tratto di strada dalla stazione a casa a piedi, al freddo, con la pioggia e da sola". Senza nessun supporto. Mara non può nemmeno "lasciare la macchina vicino alla stazione, perché i parcheggi sono a pagamento: 1,50 euro all'ora. 50 euro al mese. Non posso permettermelo con 1200 euro di stipendio". Poi addirittura il paradosso: "Risparmierei di più se andassi in auto tutti i giorni, andata e ritorno, da Monza a Milano". A queste problematiche va aggiunto il fatto che la sera l'autobus "nemmeno c'è". L'ultimo orario disponibile è al massimo "quello delle 19:55. Ma io mi chiedo: come facciamo a uscire se i trasporti non ci sono? Non esco più, vivo reclusa in casa".
Spostarsi a Monza "è diventato carissimo, un lusso. In stazione hanno aumentato le strisce blu e ridotto le linee dei bus disponibili, sono diminuiti i servizi e cresciuti i disagi". Ma non è tutto. A causa dei mezzi di trasporto non efficienti "mio figlio è tornato a Milano, dal padre. E io, che mi ero trasferita a Monza proprio per vivere con lui in una casa più grande, adesso vivo da sola e con un mutuo da pagare sulle spalle. Mio figlio è scappato da qui. La vita per un ragazzino che vuole uscire con gli amici, muoversi tranquillamente e vivere la sua vita è compromessa". Anche per andare a scuola "c'erano sempre gli stessi problemi: ritardi, linee che a volte nemmeno passavano e cancellazioni improvvise".
L'unica alternativa per muoversi sarebbe con la macchina, ma "con l'aumento del costo della benzina è una scelta quasi improponibile". Mara ha concluso il suo racconto a Fanpage.it con un'esperienza che non riguarda direttamente lei, ma che è significativa per comprendere ancora meglio come regole, cavilli e modifiche ai trasporti rendano complicata la vita dei cittadini. I bus, quando ci sono, non sono nemmeno preparati alle situazioni più elementari: "possono viaggiare al massimo con un passeggino a bordo. Una donna e il figlio piccolo non sono saliti perché c'era già un altro passeggino là dentro. Erano le 19:30 di sera. La linea successiva sarebbe passata dopo mezz'ora e sono stati costretti ad aspettare. Ero scioccata".