1 Ottobre 2020
17:12

Monza, sesso con studentessa: il professore a processo votato per 3 anni come migliore della scuola

È accusato di aver avuto rapporti con una sua allieva di 16 anni che – a suo dire – ha sempre ricambiato il suo amore. Il docente di 60 anni di Lissone, in provincia di Monza e Brianza, ammette solo di averle dato baci, andando contro la versione della giovane vittima. Intanto si scopre che il docente, per 3 anni di fila, era stato votato come miglior professore dai colleghi e dagli studenti.
A cura di Salvatore Garzillo

Negli ultimi tre anni si è classificato al primo posto nell'indice di gradimento elaborato dal questionario compilato dai colleghi e dagli studenti, sia per qualità d’insegnamento che per qualità personale. Ora, però, è emerso un altro oscuro aspetto di questo professore di 60 anni: avrebbe abusato di una ragazzina di 16 anni, una delle studentesse che seguiva ogni giorno nell’istituto di Lissone e che, secondo l'accusa che ha chiesto il rinvio a giudizio per l'uomo, sarebbe stata succube dell'uomo. Il professore ha invece dichiarato di amare la ragazzina che – a suo dire – lo avrebbe sempre contraccambiato. Si tratta di una vicenda delicata, sulla quale si esprimeranno in ultima analisi i giudici. Una delle parti coinvolte, la presunta vittima, sicuramente la più debole per via della sua giovane età, sta vivendo il suo personale incubo che le lascerà cicatrici a prescindere dall’esito del processo.

Sul fronte opposto, l'avvocato del professore spiega: "La situazione del mio assistito è drammatica: da un lato è fiducioso che tutto venga chiarito, ma sentimentalmente è frastornato e mortificato. Non sa cosa pensare di quella persona con cui si baciava intensamente e per la quale aveva anche messo in conto di ribaltare la propria vita sentimentale – ha raccontato a Fanpage.it Simone Vismara -. Il reato contestato è ‘atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione'. Non è un dettaglio trascurabile perché bisogna tenere in conto che i giudici hanno già derubricato l’accusa di violenza sessuale". Dagli accertamenti condotti finora i magistrati hanno ritenuto che la ragazza non abbia subito una violenza in senso stretto, ovvero non sia stata costretta ad avere rapporti contro la sua volontà. E questo potrebbe alleggerire la posizione del docente, che nel frattempo è stato licenziato dall’istituto con un provvedimento disciplinare e non ha voluto ricorrere in appello.

La legge morale e la giurisprudenza

"So che dirò una cosa che per molti è difficile da accettare – continua l’avvocato Vismara, consapevole di affrontare un tema scivolosissimo – ma fare sesso con una ragazza di 16 anni e mezzo non è reato, anche se si è un 60enne. Mi rendo conto – aggiunge subito il legale – che esiste una legge morale che segue un suo percorso, ma se parliamo di giurisprudenza, e io sono chiamato a fare questo, è bene sapere che non siamo di fronte a un reato". Non è però solo la legge morale a "condannare" un uomo che approfitta della debolezza di una ragazza così giovane, anche la giurisprudenza presenta delle eccezioni e lo stesso legale ne è consapevole: "Certo, quando il soggetto accusato è un parente della vittima, un tutore oppure ne cura l’istruzione. Come in questo caso. La pena edittale va dai 3 ai 6 anni".

Il rischio concreto del carcere

Al docente viene anche contestato di aver manomesso il registro elettronico della classe per coprire gli incontri con la ragazzina e per questo rischia un altro anno di condanna: "Il rischio che vada in prigione è reale, perché questo tipo di reato va subito in esecuzione ma sono ottimista, sono convinto che gli elementi che abbiamo possano ribaltare il quadro. Diversamente avrei proceduto con un rito abbreviato". Nelle mani dell’accusa ci sarebbero prove altrettanto schiaccianti ma questo non spaventa la difesa del prof, convinta di poter smontare la costruzione del pubblico ministero attraverso materiali ancora inediti e testimonianze. "Il giudice per le indagini preliminari aveva rigettato una richiesta di incidente probatorio, tenendo conto che non erano neppure state applicate misure cautelari – ha chiarito Vismara -. Quindi si era capito da subito che la questione non presentava profili di gravità tali da richiedere questo tipo di intervento della magistratura. Il mio assistito ha ribadito di non aver mai avuto rapporti completi con la sua studentessa, ha ammesso solo i baci. E così aveva fatto la ragazza fino al momento in cui ha ritrattato. Poi i motivi di questo ripensamento non li conosco". Saranno adesso i giudici a doversi pronunciare su un caso destinato a far parlare di sé ancora a lungo.

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