Pare non finiscano mai i beni mobili e immobili di e riconducibili a Massimiliano Cauchi, il narcotrafficante internazionale di Milano di 47 anni al centro di alcune vicende giudiziarie relative allo spaccio di droga. Nei giorni scorsi il tribunale di Milano ha emesso un ulteriore provvedimento di sequestro di beni tra un appartamento e due box auto per un valore totale di mezzo milione di euro.

Sotto osservazione anche la sorella di Cauchi

A Cauchi, già condannato per l'importazione di grandi quantità di hashish, erano già stati sequestrati circa 17 milioni di euro trovati dagli agenti dell'Anticrimine in un'intercapedine di un muro a casa del padre. Le indagini sul personaggio e la sua storia criminale e la famiglia, poi, hanno portato gli agenti a scoprire la stipulazione di alcune compravendite immobiliari stipulando mutui pagati con denaro dalla provenienza sospetta in contanti per un totale di circa 3 e 5 mila euro a tranche. Tali somme, a detta delle forze dell'ordine, sarebbero state non giustificate in virtù della professione della donna, cassiera in un supermercato.

Beni confiscati, che fine fanno? Lo spiega Roberto Giarola a Fanpage.it

Anche in questa occasione, tutti coloro che sono implicati dovranno dimostrare la lecita provenienza del denaro utilizzato per acquisire i beni ora posti sotto sequestro, nonché presentare la regolare denuncia al fisco. Al contrario, i beni sequestrati verranno confiscati e potranno tornare a disposizione della comunità come spiegato a Fanpage.it dal direttore dell'area nord dell'Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Roberto Giarola: "Tutti i beni confiscati devono avere un'utilità pubblica e/o sociale. In Lombardia sono circa 3.200 i beni posti sotto confisca".