Il lockdown è finito da oltre due mesi, ma per i ristoranti e i bar del centro di Milano la normalità non è ancora tornata. I locali che lavorano soprattutto con i lavoratori degli uffici in pausa pranzo lamentano un calo degli affari tra il 50 e il 75 per cento. Colpa dello smartworking, il grande nemico dei ristoratori.

Milano, il centro è deserto per lo smartworking: la preoccupazione dei ristoratori

Gli effetti dell'assenza di decine di migliaia di dipendenti dagli uffici del centro balzano agli occhi durante la pausa pranzo milanese. Alle ore 13 solitamente piazze come Cadorna e Gae Aulenti vengono invase da impiegati in cerca di un panino o un piatto veloce. In questi giorni, al contrario, il centro di Milano sembra essersi svuotato, sicuramente complice l'estate e il caldo, anche se i ristoratori non hanno dubbi, lo smartworking ha portato via in media la metà della clientela, nonostante gli appelli del sindaco Sala che ha chiesto di "tornare al lavoro".

Si spera in una ripresa a settembre, per il turismo forse il prossimo anno

"A quest'ora c'erano 50-60 persone, non c'è nessuno adesso", racconta il titolare di un locale che si affaccia su piazza Gae Aulenti. "Il lavoro è diminuito tantissimo, ci dobbiamo adattare a quello che c'è", spiega una lavoratrice. La speranza degli esercenti è che la situazioni migliori a settembre, quando molte aziende proveranno a far tornare i dipendenti in ufficio. "Ma non sarà la normalità, perché noi lavoravamo con il turismo che prima del prossimo anno non tornerà". La richiesta è un aiuto su mutui, affitti, arretrati ai fornitori.

Piazz Gae Aulenti e Cadorna vuote dall'ora di pranzo

Stessa situazione alla stazione di Cadorna, dove il traffico di pendolari che viaggiano con Trenord e la metropolitana è ancora drasticamente inferiore alle medie pre-covid. "La gente viene a lavorare una o due volte la settimana", osserva il titolare di un negozio, "io lavoro un quarto di quanto faccio normalmente, mi pago giusto le spese".