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Messe in latino e celebrazioni “illegali”: ex parroco sospeso e allontanato per 5 anni dall’Arcidiocesi di Milano

Sospeso e allontanato per cinque anni dall’Arcidiocesi di Milano l’ex parroco di Brusimpiano: contestate celebrazioni non autorizzate, uso di riti in latino e violazioni canoniche.
Immagine di repertorio
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Don Nicolò Casoni, già parroco della chiesa di Santa Maria Nascente a Brusimpiano, un comune in provincia di Varese, è stato sospeso dall'esercizio del ministero e bandito per cinque anni dal territorio dell'Arcidiocesi di Milano. La decisione è stata comunicata durante le messe domenicali dello scorso 17 maggio dal vicario episcopale per la zona di Varese che ha illustrato i contenuti del provvedimento che chiude il procedimento canonico nei confronti del sacerdote.

Secondo quanto riportato dalla Diocesi, il sacerdote è stato giudicato responsabile di aver preso parte a celebrazioni e ordinazioni considerate "illecite" perché presiedute da un vescovo non appartenente alla Diocesi e non autorizzate dall'Arcivescovo di Milano. Una condotta che, si legge nel documento, avrebbe compromesso la comunione ecclesiale e il corretto ordine sacramentale.

Nel corso della vicenda, inizialmente don Casoni avrebbe manifestato segnali di pentimento, arrivando anche a rinunciare all'incarico di parroco. Tuttavia, secondo la ricostruzione della Curia, successivamente non avrebbe rispettato gli impegni presi con l'autorità diocesana, rifiutando anche incarichi pastorali alternativi proposti dall'Arcivescovo. Un ulteriore elemento contestato riguarda alcune celebrazioni svolte in contesti privati, come abitazioni o strutture non ecclesiastiche, alle quali avrebbe preso parte anche un diacono il cui ministero è stato definito "formalmente proibito". A ciò si aggiunge l'uso continuativo di testi liturgici ambrosiani precedenti al Concilio Vaticano II, pratica non autorizzata secondo le norme vigenti della diocesi.

Le sanzioni stabilite prevedono la sospensione da tutti gli atti legati alla potestà d'ordine, il divieto di predicare e di ascoltare confessioni per cinque anni, oltre all'obbligo di non dimorare nel territorio dell'Arcidiocesi di Milano nello stesso periodo. Di fatto, a don Casoni è ora consentito esclusivamente assistere i fedeli in pericolo di morte.

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