Una nota di "colore", una parolaccia ben udibile pronunciata dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi, ha accompagnato un'importante decisione che il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato nella seduta di ieri, martedì 28 luglio, come emendamento alla manovra di Bilancio. In assenza dei consiglieri del Pd e dei Cinque stelle, che lamentano scarsa trasparenza sull'operazione, il Consiglio ha dato l'ok alla cessione a Fnm – secondo operatore ferroviario italiano dopo Ferrovie dello Stato e principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in Lombardia – della partecipazione della Regione in Milano Serravalle – Milano Tangenziali spa. Nel dettaglio, l'82,4 per cento del capitale di Milano-Serravalle che è attualmente detenuto dalla Regione passerà a Fnm, controllata sempre da Palazzo Lombardia e quotata in borsa, per un valore di 3,5 euro ad azione, corrispondente a 519,2 milioni di euro in totale.

Pedemontana passa sotto il controllo della Regione Lombardia

In cambio, come recita una nota di Fnm, la Regione si è assunta "un impegno irrevocabile": ricapitalizzare la società Autostrada Pedemontana con un aumento di capitale fino 350 milioni di euro (ossia una parte dei soldi versati da Fnm alla Regione per acquisire Pedemontana), operazione che di fatto farà passare sotto il controllo di Regione Lombardia la società Autostrada Pedemontana. In una nota ufficiale l'assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi ha parlato di "un intervento che, al di là degli aspetti economico-finanziari, assume notevole rilevanza perché consente di realizzare in Lombardia un modello infrastrutturale che integra in maniera forte e importante la mobilità su ferro a quella su strada".

Bussolati (Pd): Un gioco di scatole cinesi che depaupera Fnm per Pedemontana

Ma per Pietro Bussolati, consigliere del Partito democratico, quanto avvenuto è "un gioco di scatole cinesi che serve a depauperare di risorse Fnm e a portarle a Pedemontana. Tutto con un sistema di scambio di azioni – dice Bussolati a Fanpage.it – su cui non c'è nessun controllo da parte del Consiglio, che invece viene chiamato a votare sull'operazione, in quanto la giunta da sola non può farlo. Il valore delle azioni e il costo di questa acquisizione non sono mai state approfondite da nessuna commissione, nonostante diverse richieste dei consiglieri di opposizione". E Bussolati ha chiarito la posizione del Pd: "Non possiamo sapere se questa operazione è congrua o non è congrua, un domani la Corte dei conti potrebbe chiederne conto a chi l'ha votata". Da qui la decisione di non partecipare al voto.

Il giudizio su quanto accaduto da parte di Bussolati è negativo e netto: "Operazione opaca, con un voto al buio su una vicenda così importante che depaupera Fnm di risorse che dovrebbero essere impiegate per la progettazione della mobilità sostenibile, e non per pagare i debiti di Pedemontana". Per il consigliere dem Fnm potrebbe essere "un bazooka sul tema della mobilità sostenibile", occupandosi in autonomia della progettazione, per esempio del raddoppio dei binari in alcune tratte del sistema ferroviario lombardo (da lungo tempo invocate dai pendolari): "Invece viene utilizzata come cash-cow, come mucca da mungere, per dare i soldi a Regione e continuare a puntare soldi sulla Pedemontana, sulla strada e non sulla mobilità sostenibile, accollandosi tra l'altro un costo che è il doppio del fatturato 2019 della società, che è stato di 300 milioni di euro".

Il M5s: Completa mancanza di chiarezza, oltrepassato ogni limite

Giudizi negativi sull'operazione sono stati espressi anche dai Cinque stelle, che lamenta la completa mancanza di chiarezza e che col consigliere Marco Fumagalli aveva chiesto di parlare dell'acquisizione di Serravalle da parte di Fnm il 17 settembre 2019 e poi l'8 gennaio 2020, senza però alcun seguito. "Non è tollerabile lavorare in questo modo – ha detto Fumagalli in una nota – Credo che si sia oltrepassato ogni limite e che se la maggioranza intende andare avanti con questo indirizzo autoritario, la soluzione migliore sia lo scioglimento anticipato della legislatura".

I malumori nella maggioranza e l'insulto in aula al Pirellone

Ma anche nella maggioranza, al di là della nota ufficiale della Regione, non sono mancati i mal di pancia sul voto a un emendamento calato dall'alto. È in questo contesto che si inserisce l'insulto scappato al presidente del Consiglio Alessandro Fermi, un "testa di c…" pronunciato a microfono aperto. L'insulto è arrivato durante la pausa dei lavori per il pranzo: poco prima l'emendamento era stato votato dai pochi consiglieri di maggioranza presenti, ma si era registrato anche il voto negativo della consigliera di Forza Italia Simona Tironi, che però non era presente in aula. Al rientro, dopo che il capogruppo del M5s Massimo De Rosa ha chiesto che si rivotasse, la consigliera Tironi si è così giustificata: "In effetti ero fuori, avevo qui tutte le carte e la bottiglietta e mi si è incastrato il bottone…". Chissà se l'epiteto poco simpatico del presidente Fermi era rivolto alla sua compagna di partito. Intanto si aspetta ora che sull'operazione si pronuncino l’Antitrust e il ministero delle Infrastrutture e trasporti.