I tre commercialisti arrestati per la vicenda della Lombardia film commission
in foto: I tre commercialisti arrestati per la vicenda della Lombardia film commission

Sarà interrogato domani Michele Scillieri, uno dei tre commercialisti vicini alla Lega arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulla Lombardia film commission. E ciò che il commercialista dirà agli inquirenti potrebbe essere determinante per ricostruire non solo la vicenda della presunta compravendita gonfiata di un capannone a Cormano che sarebbe costato 800mila euro di soldi pubblici, ma anche gli altri risvolti dell'inchiesta che potrebbero – anche se il leader Matteo Salvini ha sempre negato qualsiasi collegamento – essere legati alla vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che secondo la magistratura (la sentenza è definitiva) la Lega ha percepito illecitamente negli anni in cui il Carroccio era ancora guidato da Umberto Bossi, e che sono spariti nel nulla.

Hanno ciucciato una montagna di soldi, non ti dico 49 milioni ma non ci siamo lontani

Scillieri – arrestato assieme al cognato e agli altri commercialisti legati alla Lega Alberto Di Rubba, ex presidente della Lombardia film commission, e Andrea Manzoni -, secondo quanto riportano alcune intercettazioni finite agli atti dell'inchiesta e riportate dal quotidiano "la Repubblica" sarebbe infatti a conoscenza di "segreti" scottanti nascosti in un "cassettino" nella sua testa che finora ha sempre tenuto chiuso: "Hanno ciucciato una montagna di soldi dalla Lega, una montagna!", dice all'avvocato Lapo Beccattini, legale del presunto prestanome Luca Sostegni, anche lui coinvolto nell'inchiesta e primo tra gli arrestati, lo scorso luglio. Chi ha "ciucciato" i soldi? Il riferimento è a Di Rubba e Manzoni, ritenuti contabili vicinissimi al Carroccio e che secondo Scillieri sarebbero artefici di alcuni giri di denaro poco chiari: "Non ti dico 49 milioni… ma non ci siamo lontani sai? Perché una parte li hanno mandati… hanno costituito le leghe regionali e lì hanno mandato dei soldi… 10 milioni, molto meno.. una parte li han mandati su e poi son tornati, li han cuccati e una parte se li sono spartiti… Allora dessero i soldi a Luca – minaccia poi Scillieri – perché io di cose ne so. E vorrei portarmele nella tomba".

Le tonnellate di soldi tramite la Lega a Barachetti

Nelle intercettazioni finite agli atti dell'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pubblico ministero Stefano Civardi finisce anche Francesco Barachetti, che secondo i pm sarebbe un importante snodo per le operazione del Carroccio. Scillieri, nella conversazione intercettata, lo descrive così: "Barachetti è un ex idraulico che ha la casa accanto a Di Rubba e che ha deciso un bel giorno di dire ‘adesso divento imprenditore di successo, caro Alberto fammi lavorare'. E Alberto tramite la Lega gli ha dirottato tonnellate… gli sta dirottando tonnellate di soldi.. non di lavori, di soldi!". In un'altra parte della conversazione la minaccia di Scillieri di rivelare segreti scottanti di cui finora non ha mai parlato si fa ancora più esplicita: "Non mi facciano incazzare – dice riferito sempre a Di Rubba e Manzoni – perché finiscono veramente male… non parliamo di 30mila euro, di 300mila euro.. non parliamo di cazzate… parliamo di una questione molto diversa della quale non ho mai detto niente… Ecco, non fatemelo dire!". Il commercialista nel cui studio è stata registrata la lista Salvini premier poi prosegue: "A me non si apre quel cassettino della testa, non si è mai aperto in vita mia, non fatemelo aprire… Son dei criminali, dei banditi, dei ladri! Ma veri! Se non la finiamo con questa cosa di Luca, il cassetto lo apro, stiamo attenti". Chissà se domani gli inquirenti gli chiederanno cosa ci sia all'interno, e se lui lo rivelerà.