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20 Luglio 2020
15:48

Lombardia Film Commission, Salvini: “Non conosco Luca Sostegni, la Lega non c’entra nulla”

I fondi della Lega “non c’entrano assolutamente niente” con le indagini della Procura di Milano sul caso Lombardia Film Commission, la presunta compravendita a prezzi gonfiati di un capannone a Cormano da parte dell’ente regionale. Lo ha detto Matteo Salvini, affermando di non conoscere Luca Sostegni, il presunto prestanome fermato la scorsa settimane e ancora in carcere. Nell’inchiesta sono coinvolti alcuni commercialisti ritenuti vicini al Carroccio.
A cura di Simone Gorla
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Matteo Salvini si è detto "assolutamente" tranquillo rispetto all'inchiesta sulla compravendita a prezzo gonfiato di un immobile a Cormano da parte della Lombardia Film Commission, ente controllato da Regione Lombardia, che vede indagati commercialisti ritenuti vicino alla Lega.

Caso Lombardia Film Commission, Salvini: "Finirà come l'inchiesta sulla Russia"

"Io non commento i ‘sembrerebbe aver fatto'. Stanno cercando i soldi in Russia e in Svizzera da tre anni e non troveranno una lira né in Russia né in Svizzera. Questa inchiesta farà la stessa fine”, ha dichiarato il leader del Carroccio, specificando che nell'inchiesta “non c’entrano assolutamente niente i fondi della Lega”.

Il leader del Carroccio: "Non conosco Luca Sostegni"

Al centro dell'indagine della Procura di Milano c'è al momento la figura di Luca Sostegni, presunto prestanome che avrebbe portato a termine l'operazione, chiedendo anche somme di denaro per il suo silenzio. È stato fermato lo scorso mercoledì e accusato di peculato ed estorsione, il gip ha confermato la misura cautelare in carcere nei suoi confronti.  Il segretario della Lega ha detto di non avere “il piacere di conoscere questa persona” e ribadito che "la Lega non c’entra nulla”.

Confermato il carcere per il presunto intermediario

Il giudice ha disposto la custodia cautelare per Sostegni, rilevando il pericolo di reiterazione del reato di peculato. Sostegni è accusato anche di estorsione nei confronti di tre commercialisti – Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ex tesorieri della Lega in Parlamento, e Michele Scillieri, nel cui studio è stata registrata la lista "Lega per Salvini Premier", tutti indagati nell'inchiesta – a cui avrebbe chiesto 50mila euro in cambio del suo silenzio.

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