Le fake news sulle scuole chiuse, sugli stupri e sulle minacce alle università: “Vogliono bruciare Iulm e Naba”

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Su WhatsApp da ieri sera circolano messaggi fake sulla chiusura delle scuole, devastazioni di negozi e supermercati, stupri e università private da incendiare. Le città prese di mira sono Milano, Cremona e Lodi.

Scuole chiuse, violenze sessuali, botte ai ragazzi stranieri, università private che rischiano di essere incendiate. Queste sono alcune delle notizie che, nelle ultime ore, sono rimbalzate tra una chat e l'altra. Dopo le proteste che si sono tenute a Milano, è esplosa una psicosi generale e – l'elemento più preoccupante – una caccia allo straniero ritenuto la fonte di ogni male e responsabile di qualsiasi reato. Alcuni messaggi parlano addirittura di una lista di nomi di ragazze che sarebbero diventate obiettivi di stupri.

Altri parlano di gruppi di neofascisti che vorrebbero picchiare ragazzi stranieri e dare fuoco alle università private di Milano. In primis, la Iulm e la Naba. Poi, in altre città, Lodi e Cremona rimbalza anche la notizia di scuole che sarebbero dovute rimanere chiuse oggi, martedì 20 ottobre. Tra queste, la scuola Itet Bassi a Lodi. La notizia però, come confermato dal provveditore Marco Fassino al quotidiano Il Cittadino di Lodi, è falsa: "Il Bassi domani resterà aperto". A questo messaggi, si sarebbero susseguite altre comunicazioni di "gruppi di ragazzi" in arrivo a Lodi per sfasciare tutto. Ma anche su questo, per il momento, non ci sarebbe alcun riscontro.

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Anzi la Provincia di Lodi ha diramato un comunicato stampa in cui ha spiegato che non sussiste "alcun concreto elemento di preoccupazione che metta in discussione il regolare svolgimento dell’attività didattica".

Nonostante questi messaggi rassicuranti delle Istituzioni, ieri in diverse città della Lombardia, sono continuati a rimbalzare messaggi di allerta: "Per chiunque venisse da fuori Lodi state attenti sui mezzi domani per venire a scuola perché ci sono gruppi a Milano/Piacenza/Cremona che vogliono far casino stuprare ragazze e picchiare immigrati". E poi ancora il messaggio sui presunti gruppi di neofascisti che si sarebbero organizzati per "andare a picchiare a vista ragazzi stranieri (e non) e incendiare università di Milano. Gli obiettivi principali sono le private come la Iulm e la Naba". E ancora l'allert: "Si stanno organizzando per violentare qualsiasi ragazza gli capita a tiro".  

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Anche in questo caso, l'attenzione delle forze dell'ordine è massima. Ma, per il momento, non ci sarebbe riscontro di un pericolo imminente per le università citate. Anche Cremona è stata investita da notizie simili. Sempre su Whatsapp sono circolati messaggi, in cui si è parlato di proteste che sarebbero iniziate alle 8 del mattino – ma per il momento non c'è stato alcun segnale di manifestazione violenta – che sarebbero arrivati in seicento, che avrebbero occupato supermercati e svaligiato negozi e che l'appuntamento sarebbe stato in stazione. Si sarebbe parlato di 400-600 persone presenti. E anche qui di nomi di ragazzine da violentare. Al momento, nonostante il dispiegamento di forze dell'ordine proprio in stazione, la situazione è tranquilla.

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Sembra quasi una ovvietà dover ribadire i rischi nel diffondere questi messaggi. Oltre alla paura scatenata tra studenti e studentesse nell'andare a scuola o all'università, c'è anche quello di strumentalizzare le proteste per legittimare ronde fai da te e caccia agli stranieri. Un delirio online – almeno per il momento – che rischia di fare più vittime di qualche vetrina spaccata.

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