Il 27 settembre i cittadini della Svizzera andranno alle urne per il referendum sulla limitazione degli ingressi dei migranti economici. Nel mirino della proposta – partita dalle formazioni di destra come la Lega dei Ticinesi – ci sono i lavoratori francesi, tedeschi e soprattutto italiani che sono impiegati nelle aziende elvetiche. A rischio ci sono decine di migliaia di frontalieri, lavoratori che ogni giorno attraversano i confine per raggiungere il proprio posto di lavoro.

Il referendum in Svizzera

La vittoria del "sì" al referendum chiuderebbe le porte ai "migranti economici", cioè le persone che, secondo i partiti di destra svizzeri "rubano il lavoro" agli autoctoni. Un paradosso, in un Paese dove il tasso di disoccupazione è quasi nulla, poco sopra il 2 per cento. Come in tutta Europa, anche in Svizzera è diffuso un sentimento di paura di una "invasione" che faccia perdere benessere e lavoro. Per questo, anche se gran parte degli imprenditori e delle associazioni di categoria sono schierati per il "no", così come lo stesso esecutivo, la partita è considerata aperta.

Alferi: Rischio doppia discriminazione, sarebbe inaccettabile

"Si tratta di una situazione preoccupante", spiega a Fanpage.it Alessandro Alferi, senatore del Pd, segretario della Commissione permanente Affari esteri e Emigrazione, che da tempo si occupa delle questioni inerenti ai rapporti Italia-Svizzera. "Il settore manifatturiero ticinese ha interesse ad avere la manodopera italiana. L'economia di frontiera ha un suo equilibrio da sempre, in una situazione win-win: dalla svizzera fanno la spesa in Italia, dall'altra parte hanno bisogno dei nostri lavoratori. Se tutto questo sistema salta, si spoglia la zona di confine di risorse da entrambe le parti". Per Alfieri è nell'interesse di entrambe le parti che non passi il "sì".

"Visto che la Svizzera non può rinunciare ai lavoratori italiani – pensiamo solo agli ospedali che si reggono su medici e infermieri nostri connazionali – questa legge rischia di diventare una selettiva. Andrebbe a colpire solo i rinnovi dei lavoratori meno qualificati. In pratica, ci sarebbe una doppia discriminazione. Sarebbe inaccettabile e porterebbe alla distruzione di progetti di vita e famiglie".

A rischio i dossier Italia-Svizzera

La vittoria del "sì" al referendum comporterebbe anche uno stop su molti dossier condivisi tra autorità italiane e svizzere. "Invito la Lega dei Ticinesi e i partiti di destra a una riflessione. Stiano attenti a tirare la corda. Se vanno avanti così si possono scordare la collaborazione dell'Italia su dossier importanti", sottolinea Alfieri. "Per loro l'integrazione è importante, hanno da perdere più di noi, che abbiamo sempre avuto grande responsabilità nei loro confronti. Basta con proposte colorate sempre da una venatura di xenofobia che non possiamo accettare, se c'è quell'atteggiamento stiano attenti".

Permessi di soggiorno non rinnovati: le denunce contro il governo elvetico

A due settimane dal voto, a incendiare il clima ha contribuito un'inchiesta giornalistica della trasmissione "Falò" della Televisione Svizzera Italiana, che ha scoperto che già da qualche tempo il rinnovo dei permessi per stranieri in Canton Ticino è diventato più difficile. Dal servizio emerge che le decisioni contro gli italiani dell’Ufficio della migrazione sono quasi quadruplicate negli ultimi 5 anni. Molti lavoratori hanno raccontato di essersi visti negare il permesso, anche se residenti da anni in Svizzera. In questi casi viene dato un mese di tempo per abbandonare casa e lavoro.

"In seguito all'inchiesta, e dopo avere ricevuto alcune segnalazioni, ho investito con un atto formale il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, perché metta in campo le verifiche del caso per capire l'entità del fenomeno. Se fosse confermato bisogna agire per garantire i nostri connazionali", conferma Alfieri. "C'è una preoccupazione crescente, non accettiamo atteggiamenti a sfondo razzista".