La bara di Pamela Genini profanata da “gente competente”: si indaga su più fronti

Oggi, venerdì 3 aprile, si tiene l'autopsia sul cadavere di Pamela Genini – la 29enne uccisa a coltellate da Gianluca Soncin lo scorso 14 ottobre a Milano – la cui salma è stata profanata nel cimitero di Strozza (Bergamo): bara aperta, testa tagliata e portata via.
L'accertamento medico legale, condotto dal dottor Matteo Marchesi, si concentrerà su due aspetti importanti ancora da chiarire. Uno: come, con quale strumento preciso, è stata tagliata la testa. Due: quando potrebbe essere accaduto il fatto. La scoperta della profanazione è avvenuta lo scorso 23 marzo – in fase di traslazione – ma ancora non si sa quanto tempo prima ignoti abbiano effettivamente messo mano alla bara di Genini. Per scoprirlo, o quantomeno per avere un'idea più precisa, occorrono gli esami autoptici.
Aprendo una bara si altera il processo di decomposizione del cadavere, a causa dell'ingresso di ossigeno e microrganismi esterni. In base alle analisi delle attuali condizioni del corpo, esposto durante la profanazione presumibilmente – per circa mezz'ora o un'ora – a contatto con l'aria, si potrebbe quindi riuscire a circoscrivere un lasso temporale e capire quando la bara potrebbe essere stata aperta.
Nel frattempo, per avere un quadro più completo e ricostruire quanto accaduto, si attendono ancora gli accertamenti sulla bara stessa e le analisi delle immagini di videosorveglianza, sia del cimitero sia del paese di Strozza, comune in provincia di Bergamo con poco più di mille abitanti.
Ancora non si ha idea di chi – e perché – possa essere arrivato al punto da profanare una salma, aprire una bara, tagliare la testa di un cadavere e portarsela via. Ma secondo una primissima ricostruzione potrebbe trattarsi di "almeno due persone", "esperte e competenti", arrivate sul posto "con attrezzi giusti". Quello che hanno fatto "non è da tutti". Hanno agito "consapevoli della presenza di telecamere", come spiegato a Fanpage.it da fonti investigative.
La bara infatti sarebbe stata estratta dal loculo in cui si trovava, adagiata a terra e scoperchiata. Una volta di fronte al rivestimento in zinco questo sarebbe stato tagliato "in modo quasi perfetto" e "con strumenti precisi" solo all'altezza del cranio, creando una sorta di sportello di accesso, da cui si deduce che l'obiettivo dell'operazione fosse esclusivamente asportare e rubare la testa. Il resto del corpo – secondo i primi accertamenti – non sarebbe stato toccato, come confermato a Fanpage.it sempre da fonti investigative.
La Procura di Bergamo – guidata dal procuratore capo Maurizio Romanelli – ha aperto un fascicolo per asportazione e vilipendio di cadavere e sta conducendo, insieme con il pm Giancarlo Mancusi e i carabinieri di Zogno, indagini a tutto tondo. Si lavora su più fronti. Non si esclude nessuna pista. Niente verrà minimizzato. Nessuno verrà sottovalutato. Si procede a 360°.
Pamela Genini, chi era cosa è accaduto
Pamela Genini, 29 anni, è stata uccisa con 24 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 all'interno della propria abitazione di via Iglesias a Milano (zona Gorla), da Gianluca Soncin (53 anni), ex fidanzato, che aveva lasciato definitivamente solo pochi giorni prima.
Soncin, ossessionato da Genini e incapace di accettare la fine della relazione con lei, quella sera entrò nella casa della donna grazie a una copia delle chiavi che si era procurato di nascosto la settimana prima.
La donna era al telefono con un ex fidanzato, Francesco Dolci, al quale stava proprio raccontando i suoi timori relativi alle minacce e violenze ricevute da Soncin, quando è stata sorpresa in casa dal 52enne e massacrata.
Sul posto intanto sono giunti gli agenti della Polizia di Stato che avrebbero trovato la donna a terra in una pozza di sangue e Soncin che si feriva la gola in un tentativo disperato di togliersi la vita. Soccorso dai sanitari del 118, l'uomo è stato portato in ospedale e salvato. Successivamente è stato interrogato dagli investigatori e dalla pm Alessia Menegazzo, che ne ha disposto subito l’arresto per omicidio volontario pluriaggravato. Oggi Soncin si trova nel carcere di San Vittore (Milano).