Jashandeep Badhan condannato all’ergastolo: “Ha ucciso Sara Centelleghe con violenza devastante, poteva fermarsi”
Jashandeep Badhan ha ucciso Sara Centelleghe con "violenza sovrabbondante, reiterata, fisicamente devastante e inutilmente tormentosa", colpendola in tutto 77 volte e andando a deturparle il volto e la testa: "Parti del corpo che non sono solo vitali, ma costituiscono il fulcro costitutivo dell'identità fisica di ciascuna persona". La Corte d'Assise di Bergamo lo scorso 13 maggio ha condannato in primo grado il 21enne all'ergastolo, riconoscendogli di aver agito la notte del 26 ottobre di due anni fa con crudeltà, approfittando della minorata difesa della 18enne sorpresa mentre dormiva in camera sua a Costa Volpino (Bergamo) e con l'obiettivo di rapinarla. L'avvocato Roberto Grittini, che difende l'imputato, ha già annunciato il ricorso in Appello.
Sara Centelleghe colpita 77 volte
La notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024 Centelleghe si trovava nell'appartamento della madre a Costa Volpino. La donna, però, non c'era e la 18enne aveva ospitato un'amica 17enne. Proprio quest'ultima era stata attirata fuori casa da Badhan che le aveva proposto uno scambio di sostanze stupefacenti. A quel punto, l'allora 19enne di origini indiane era entrato nella camera di Centelleghe e aveva iniziato a cercare ovunque dell'hashish.
Durante le ricerche, il giovane aveva svegliato la 18enne: a mani nude e con un paio di forbici l'aggredì. Secondo il medico legale Matteo Marchesi, Badhan colpì Centelleghe 77 volte, delle quali 40 al volto e 18 al cuoio capelluto. Il 19enne era alterato da alcol e droghe che, secondo il perito, potrebbero aver avuto su di lui un "effetto disinibente", ma non gli avrebbero provocato "alterazioni dell'esame della realtà", visto che si sarebbe rimesso a cercare la droga per poi scappare con il cellulare della vittima.
"Badhan poteva fermarsi, ma non lo fece"
Stando a quanto ricostruito dalle indagini e dai vari accertamenti, l'azione di Badhan si era "sviluppata per alcuni minuti, secondo modalità plurime e successive". A sua volta, Centelleghe si era ritrovata ad affrontare "un'aggressione improvvisa e violenta" da una persona "che fisicamente la soverchiava". La ragazza aveva provato a difendersi, come testimoniato dalle ferite rinvenute sul suo corpo, ma senza successo e senza recare "alcun segno" su Bradhan, che mostrava solo "delle micro-escoriazioni che si era auto-provocato per l’effetto dell’uso improprio delle forbici". Per i giudici quindi il 19enne "ebbe la possibilità di arrestarsi, ma non lo fece", dimostrando "particolare insensibilità verso la vittima".
Come richiesto dalla pm Raffaella Latorraca, lo scorso 13 maggio Badhan è stato condannato in primo grado all'ergastolo. La Corte d'Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha valutato le aggravanti prevalenti sulle attenuanti generiche, come per esempio la giovane età e della difficoltà a gestire la rabbia.