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Inchiesta sulla vendita dello stadio San Siro, i pm: “Il sindaco Sala fece pressioni su Scaroni”

In uno scambio di mail, sulle quali sta indagando la Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio San Siro, emergerebbe come il sindaco di Milano Beppe Sala avrebbe fatto pressioni al presidente del Milan Paolo Scaroni.
A cura di Ilaria Quattrone
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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (non indagato) avrebbe messo pressione al presidente del Milan Paolo Scaroni (non indagato) per ricevere la manifestazione di interesse sullo stadio San Siro. Questo è quanto emergerebbe dall'informativa della Guardia di Finanza, che indaga sulle modalità di vendita del Meazza. Sia Scaroni che Sala sono estranei all'indagine. I pubblici ministeri Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri, Giovanni Polizzi – coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo – contestano "accordi informali e collusioni" tra dirigenti comunali, manager e consulenti di Milan e Inter per "pilotare", tra il 2019 e il 2025, il "procedimento amministrativo diretto alla alienazione-valorizzazione di San Siro". Per gli inquirenti, il Comune avrebbe assecondato "in modo evidente lo scopo imprenditoriale" delle due società per rendere "l'intera operazione fortemente connotata da una veste speculativa".

Le presunte pressioni che il sindaco Sala avrebbe fatto su Scaroni comparirebbero in una e-mail datata 6 agosto 2024, che è stata scritta da Alessandro Antonello, l'ex Ceo corporate dell'Inter. In particolare, come riportato dall'agenzia di stampa Ansa, è stato scritto: "Il presidente Scaroni ha ricevuto una telefonata da parte del sindaco Sala" che "ha messo di nuovo pressione per ricevere la manifestazione di interesse" da parte delle squadre. Avrebbe spiegato di aver avuto lui stesso una call con Scaroni, che si sarebbe focalizzato sulla "concessione a 99 anni di stadio e aree annesse per un affitto di 2,5 mil. annui" e che gli avrebbe detto della telefonata con Sala. 

In questa inchiesta sono indagate nove persone, tra cui l'ex assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, il dg del Comune Christian Malangone e l'ex vicesindaca e avvocata Ada Lucia De Cesaris. I reati contestati sono: turbativa d'asta e rivelazione del segreto di ufficio. Al centro delle indagini ci sono anche i vari scambi d'email tra le persone coinvolte concentrate nel periodo "tra la prima settimana di agosto 2024 e gli inizi del mese di novembre 2024 quando le squadre stavano per comunicare all'Ente pubblico il loro interesse all'acquisto dello Stadio (…) e dell'area circostante". A inizio novembre 2024, le squadre avrebbero comunicato al Comune "il loro interesse all'acquisto dello stadio (…) e dell'area circostante". Da qui, la necessità di un "allineamento su comunicazioni del Comune" da entrambe le squadre.

Nella mail che è agli atti, Antonello ha fatto riferimento anche a un incontro con la sovrintendente "sul tema del vincolo in caso di diritto di superficie". Sempre a detta di Antonello, come annotato dalla Guardia di finanza, Scaroni "avrebbe proposto un diritto di superficie con opzione di acquisto da esercitare nel periodo di durata del diritto di superficie". Il presidente del Milan avrebbe avuto poi una conversazione diretta con Sala. Il parere della soprintendenza milanese alle Belle arti era infatti decisivo perché un eventuale no alla demolizione dello stadio San Siro avrebbe potuto far saltare tutto. Per questo motivo, il 27 luglio 2023 Tancredi avrebbe scritto alla soprintendente Emanuela Carpani per avere notizie sulla seduta. Si sarebbe scusato per l'invadenza e avrebbe specificato che il tema era delicato. Carpani non avrebbe risposto.

Tancredi avrebbe scritto a un'altra dirigente del ministero della Cultura a Milano, che avrebbe comunicato che è stato accolto parere di interesse culturale semplice sul secondo anello dello stadio. Tancredi sarebbe stato preoccupato perché "se devo mantenere tutto il secondo anello le squadre scappano". La dirigente ha risposto: "L'interesse semplice lascia maggiori margini di manovra, credo che la Carpani lo abbia spiegato anche al sindaco. Tancredi avrebbe scritto a Sala, comunicandogli la notizia, assicurando di stare incalzando la dirigente. Alla sera avrebbe poi scritto a Malangone: "La Carpani mi dice che un’eventuale demolizione deve essere solo in parte (…) La pronuncia formale esce solo tra qualche giorno. Capo mi sa che reagisce male". Per gli inquirenti, il capo sarebbe Sala che poi ha scritto a Carpani.

Nell'informativa, è presente il messaggio del sindaco: "Ciao Emanuela, tutti parlano ormai del "vincolo semplice", che sarà anche semplice ma non permetterà di abbattere San Siro. Le squadre vanno fuori Milano. E il Comune rimarrà con San Siro vuoto. Chiederò al Governo di comprarselo, perché questo è un danno economico enorme per il Comune (sai che il valore erariale è di circa 100 milioni). È anche un gigantesco danno di immagine per Milano. Qualcuno però dovrà renderne conto ai cittadini. Vediamo il Ministero cosa dirà. Buona serata". 

Nell'informativa è scritto che dalle comunicazioni si evince come numerose informazioni – alcune delle quali riservate – sarebbero state "trasmesse ai rappresentanti delle società sportive con modalità e strumenti extra istituzionali". In buona sostanza tramite WhatsApp, mail informali e incontri di persona. Non solo. Il contenuto di alcuni atti sarebbe stato "pre-condiviso e modellato a seguito di confronti – tra la parte pubblica e quella privata – altrettanto informali". Questi comportamenti, come spiegato dalla Guardia di Finanza, nei casi di procedure a evidenza pubblica "costituiscono campanelli d'allarme sintomatici di fenomeni collusivi". 

Sempre nelle carte, è stato segnalato il rapporto tra Tancredi e alcuni esponenti di Milan e Inter. Tra loro ci sarebbe anche Ada Lucia De Cesaris, che è consulente per l'Inter. Sarebbero state segnalate 194 pagine di chat dove l'ex assessore farebbe riferimento alle squadre interessate alla vendita.

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