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Omicidio di Giulia Tramontano

Impagnatiello è andato a pranzo dalla madre dopo aver ucciso Giulia: aveva il suo cadavere nel bagagliaio

Prosegue la testimonianza di Alessandro Impagnatiello, accusato dell’omicidio volontario della compagna incinta Giulia Tramontano. “Ho cercato di far sparire il corpo ma qualcosa me lo impediva sempre”, racconta in aula per la prima volta. “Speravo di essere scoperto”
A cura di Francesca Del Boca
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Entra nel vivo l’udienza del processo nei confronti di Alessandro Impagnatiello, il barman 31enne accusato dell’assassinio della compagna Giulia Tramontano avvenuto il 27 maggio 2023. Oggi, per la prima volta, a parlare è l'imputato stesso. "Ero avvolto da uno strato di follia", ha raccontato in aula, dopo un anno di silenzio. "Sono affogato nel castello di bugie che ho creato". Una delle tante: nascondere alla madre che il corpo senza vita della fidanzata si trova proprio a pochi passi da lei, nascosto nel bagagliaio della T-Roc in utilizzo al giovane.

Il castello di bugie Alessandro Impagnatiello lo costruisce, pezzo dopo pezzo, anche dopo l'omicidio della convivente, incinta al settimo mese del figlio Thiago. Davanti a parenti e amici il cameriere dell'Armani Cafè si finge così preoccupato per la scomparsa della fidanzata, che lui stesso ha messo in scena e denunciato dai carabinieri. Prima nella cantina e nel box di casa e poi in macchina, in realtà, nasconde il corpo senza vita della donna. "Nei giorni successivi cercai di spostare in più occasioni il corpo di Giulia dalla cantina al box, ma non ci riuscii perché c’era sempre qualcosa che me lo impediva. Lo feci il 30 maggio, per metterlo in macchina". E il dettaglio che mette i brividi. "Quella mattina sono stato a pranzo da mia mamma. Durante tutta quella giornata il cadavere è rimasto nel bagagliaio".

E ancora. "Era come se io cercassi di nascondermi e nascondere tutto ciò che avevo fatto quella sera. Avvolto da uno stato di insensata follia, di illogica, di pazzia totale, ho cercato di far sparire il corpo di Giulia. Ho cercato di dare fuoco al cadavere in bagno, nella vasca. Ho usato prodotti di pulizia, infiammabili, dell’alcol. Ho tentato nuovamente di incendiarlo, spostandolo questa volta dal bagno ai box".

"In mezzo a tutte queste azioni confusionarie, illogiche, era come se una minuscola parte di me cercasse aiuto, di essere vista da qualcuno", ha dichiarato il 31enne. "Spostare il suo corpo attraverso quattro rampe di scale in un’abitazione con più famiglie, in una giornata dove il sole tramonta tardi…era come se cercassi qualcuno che mi vedesse, che passasse un vicino, che entrasse qualcuno con il cane. Qualcuno che chiamasse la polizia e interrompesse tutto”.

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