Il tagliere è “celiaco” ma se lo vuoi senza contaminazione costa il doppio: polemica sul ristorante in Brianza

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Il menù presente sul sito del locale di Carate Brianza
In un locale di Carate Brianza viene proposta la stessa pietanza con due prezzi diversi: chiamano entrambi i taglieri “celiaco” ma nei fatti se lo vuoi davvero senza glutine devi pagarlo il doppio. Così si confonde probabilmente la “moda” del senza glutine dalla malattia. Dal ristorante ci assicurano di aver deciso di cambiare i menù.

Tagliere "celiaco" – si presuppone senza glutine in quanto con ogni probabilità si intende dire che è adatto a un celiaco – al costo di 5 euro, ma se vuoi evitare ogni contaminazione (contaminazioni che sono pericolose per i celiaci, e sicuramente il locale in questione lo sa) devi pagare 10 euro. E cioè il doppio. È questo quanto si legge, nero su bianco, sul menù disponibile online di un locale di Carate Brianza, nella provincia di Monza e della Brianza.

Una scelta di “Rivera 56” che, dopo essere finita anche su social, ha fatto storcere il naso a un po' di persone, soprattutto quanti conoscono bene cosa vuol dire essere celiaci e quanto è importante mangiare senza contaminazioni. Cosa intende dire il locale quando offre un tagliere adatto a un celiaco a 5 euro ma poi raddoppia il prezzo se deve stare attento alla contaminazione? Il celiaco corre il rischio di star male? È facile credere che, evidentemente, quella prima opzione non è realmente adatta a un celiaco: chi soffre di celiachia sa, infatti, che deve assolutamente evitare ogni tipo di contaminazione e sicuramente non potrà scegliere la prima opzione per risparmiare.

Viene da sé che nessun celiaco potrà davvero ordinare quello che da menù viene chiamato "tagliere celiaco". La celiachia è infatti una malattia autoimmune (non una intolleranza né un'allergia) e la dieta senza glutine, osservata con rigore e per tutta la vita, è ad oggi l’unica terapia disponibile per curarla. Essere celiaco oggi – grazie ai tantissimi prodotti disponibili sul mercato – vuol dire non aver praticamente più problemi con l’alimentazione quando si è a casa, ma purtroppo le cose cambiano quando si esce, forse ancor più in un Paese come il nostro in cui per ogni evento si mangia. Per chi è celiaco mangiare fuori casa può quindi essere ancora problematico, anche dal punto di vista psicologico. Evitare ogni contaminazione non è semplice, ma chi soffre di celiachia sa che è sufficiente l’assunzione anche di un quantitativo molto ridotto di un alimento con glutine per provocare un danno alla salute, e questa è una cosa che dovrebbero sapere anche i ristoratori.

È bene precisare che in questo caso il "problema" non è tanto il prezzo diverso del tagliere senza glutine – succede abbastanza di frequente di trovare prezzi più alti per prodotti di questo tipo – ma l'errore evidente che compie il locale, che confonde la "moda" del mangiare senza glutine con chi davvero deve fare i conti con una malattia.

Lo dice chiaramente anche Manuela Liguori, food creator nota come @unamanusenzaglutine che ha intercettato la foto del menù di Riviera 56: "Quando ho visto sul web la foto di questo menù sono rimasta basita e per questo ho reputato opportuno confrontarmi con la mia community. Da celiaca comprendo che preparare alimenti senza glutine possa richiedere spazi dedicati, maggiore attenzione e ingredienti più costosi. Il problema, però, non è il sovrapprezzo in sé, ma la distinzione tra ‘tagliere celiaco' a 5 euro e ‘tagliere celiaco senza contaminazione' a 10 euro. Se si parla di un prodotto ‘celiaco', deve necessariamente essere sicuro per una persona celiaca. Tra l’altro, sarebbe più corretto parlare di ‘senza glutine': la celiachia è una condizione della persona, non una caratteristica dell’alimento. Capisco l’intenzione di distinguere un prodotto naturalmente senza glutine da uno preparato con maggiore attenzione alla contaminazione, ma in questo caso la terminologia è fuorviante. Il punto non è quanto debba costare un tagliere senza glutine, ma che venga comunicato in modo chiaro e corretto, soprattutto quando entra in gioco la sicurezza di chi è celiaco”, ha commentato a Fanpage.it.

Abbiamo contattato il locale di Carate Brianza per chiedere loro un commento su questa scelta e ci hanno risposto di essere a conoscenza della polemica esplosa sui social dopo aver visto alcuni video su Tiktok, ma di essere convinti della correttezza della loro proposta in quanto "il tagliere senza contaminazione arriva sigillato", e il cliente celiaco non corre alcun rischio. Diverso è il discorso, invece, per il tagliere da 5 euro che viene preparato nella stessa cucina del locale in cui vengono preparati anche alimenti con glutine. Quando gli facciamo notare che il problema però è definire anche la pietanza da 5 euro "celiaco" – in quanto chiaramente non è davvero adatto a un celiaco – rimandano la scelta al cliente "che può decidere se mangiare con o senza contaminazione". Ma il cliente celiaco, lo ribadiamo, non può davvero "scegliere" perché ha una malattia, non segue una moda. In ogni caso, ci assicurano di aver aggiornato i loro menù e di avere sul posto già quello nuovo in cui non parlano più di tagliere "celiaco" ma di tagliere "senza glutine" o "senza glutine e senza contaminazione".

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Il nuovo menù proposto nel locale in Brianza
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