Il conducente del tram deragliato a Milano ha chiesto di essere interrogato: “Non voglio più guidare”

Il conducente del tramlink della linea 9, che lo scorso 27 febbraio è deragliato in viale Vittorio Veneto a Milano schiantandosi contro un palazzo e causando due morti, ha chiesto di essere interrogato dai pm di Milano. Lo scorso 16 marzo, il 60enne Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, era stato convocato in procura, ma si era avvalso della facoltà di non rispondere perché "ancora sotto shock".
Oggi, mercoledì 25 marzo, i suoi legali, gli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, hanno depositato un'istanza con richiesta di interrogatorio che non è ancora stato fissato. Secondo quanto riferito, il tranviere avrebbe anche chiesto ad Atm (Azienda Trasporti Milanesi), di non guidare più, perché non se la sentirebbe e di essere destinato a un lavoro d'ufficio.
Le indagini e le tesi contrapposte
Intanto, le indagini sul deragliamento del tram proseguono senza sosta, con particolare attenzione sull'analisi del telefono cellulare del conducente. Proprio da questo elemento, infatti, emergerebbero versioni contrastanti tra difesa e inquirenti.
Secondo i legali del tranviere, l'uomo non stava utilizzando il telefono al momento dell'impatto: l'ultima chiamata sarebbe terminata circa 90 secondi prima dell'incidente, durante la quale il 60enne avrebbe informato un collega di un forte dolore al piede che, secondo la sua versione, sarebbe poi stato all'origine del malore successivo.
Una ricostruzione che, però, non coinciderebbe con quanto emerso dalle prime verifiche investigative. Dall'analisi dei dati telefonici risulterebbe, invece, che la conversazione si sia interrotta appena 12 secondi prima dello schianto. L'incidente si è verificato alle 16:11:25, come documentato dalla dashcam di un'auto di passaggio. I primi rilievi indicano che la chiamata del conducente si sarebbe conclusa alle 16:11:13, ma questi dati dovranno essere confermati e confrontati con quelli registrati dalla scatola nera del mezzo, la cui analisi è attesa nei prossimi giorni.
Oltre al telefono del tranviere, è stato sequestrato anche quello di un collega, al quale l'uomo avrebbe inviato alcuni messaggi dopo l'incidente. Anche questi elementi potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto nei momenti precedenti e successivi al deragliamento.