Il 12 maggio 1820 nasceva Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne: è per questo motivo che la data odierna è stata scelta per celebrare la Giornata internazionale dell'infermiere. "Un riconoscimento per tutti coloro che, ogni giorno, con professionalità e impegno, sono in prima linea per la salute di tutti – ha scritto oggi la Regione Lombardia sui propri social per celebrare la giornata -. Grazie agli infermieri e alle infermiere di tutta Italia, per l'indispensabile contributo in questo periodo di emergenza sanitaria e nell'avanzamento del piano vaccinale. Grazie di cuore".

Tante le infermiere e gli infermieri diventati simboli della lotta contro il Covid

È proprio in Lombardia più di ogni altra regione italiana che nel corso degli ultimi 15 mesi la pandemia ha fatto emergere con forza nell'opinione pubblica l'importanza della figura dell'infermiere nella società. Una figura che prima che il virus stravolgesse le nostre esistenze non sempre godeva di buona reputazione: "Nel pensiero comune gli infermieri molto spesso non sono tanto considerati – raccontava a marzo scorso a Fanpage.it Alessia Bonari, infermiera la cui foto con i segni della mascherina sul viso fece "il giro del web" -. Adesso molte persone stanno prendendo coscienza di quello che facciamo, e questo lo apprezzo e deve dare forza ai miei colleghi: stiamo avendo il riconoscimento che spesso non ci è stato dato". Alessia, così come Elena Pagliarini, infermiera di Cremona ritratta da una dottoressa amica mentre riposava, stremata, su una scrivania alla fine del turno, sono diventate dei veri e propri simboli dell'impegno di un'intera categoria per la salute di tutti i cittadini, un impegno purtroppo pagato a caro prezzo: 83 infermieri sono morti per Covid e oltre 100mila sono stati contagiati dal virus.

"Cancellare mesi di stress, di paura, di impegni massacranti, non sarà tanto facile – ha detto in una nota Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up -. Ed è forse doveroso non lasciarsi tutto alle spalle, conservare negli anni la memoria costruttiva e condivisa di quanto accaduto in questa emergenza sanitaria, una dolorosa esperienza oltre la quale, tuttavia, comincia ad intravedersi una luce: finalmente la politica comprende che l'infermiere italiano, nonostante le carenze del ‘sistema salute', messe terribilmente a nudo dalla pandemia, può e deve essere considerato come il perno di un rinnovamento che deve partire dal rafforzamento della sanità territoriale, dal rapporto infermiere-cittadino-comunità".

Angelo Macchia (Nursing up): Indennità bloccate e carenza di personale

Al di là della retorica "eroica", che accomuna infermieri e medici dall'inizio della pandemia, abbiamo cercato di capire come se la passa la categoria, almeno in Lombardia. Fanpage.it lo ha chiesto ad Angelo Macchia, responsabile regionale del sindacato infermieri Nursing up: "Iniziamo a dire che dall'inizio di quest'anno l'indennità a cui hanno diritto tutti gli infermieri che lavorano nei reparti Covid, per malattia infettiva, è bloccata – esordisce Macchia -. Da tempo chiediamo che Regione Lombardia stanzi dei fondi in attesa che intervenga il governo, ma la Regione dice che non ha soldi e così si assiste a un rimpallo di responsabilità. E così nel frattempo, mentre la pandemia c'è ancora, l'indennità è bloccata".

Non va bene neanche sul fronte della carenza di personale: a Milano gli infermieri iscritti all'Ordine delle professioni infermieristiche sono circa 25mila, e in tutta la regione circa 55mila. Come ha mostrato in maniera evidente la pandemia, sono troppo pochi: "A livello nazionale mancano circa 90mila infermieri, e in percentuale anche a livello lombardo la carenza è tanta. Il problema è che bisogna cambiare le regole a livello regionale". Macchia infatti spiega che gli organici negli ospedali vengono ancora completati secondo un accreditamento datato agosto 1998, che contempla un tempo di minuti di assistenza per paziente da parte di ogni infermiere ormai superato. "Per un reparto di Medicina si calcolano 120 minuti di assistenza per paziente per 24 ore. Ma un conto era la situazione del 1998, un conto quella attuale: oggi chi si ricovera ha pluripatologie, ogni ricoverato ha bisogno di più assistenza". In sostanza, a causa di quell'accreditamento del '98, le aziende ospedaliere compilano organici sulla base di una stima al ribasso che va rivista: "In Veneto hanno rivisto i tempi di assistenza, ma in Lombardia le cose vanno a rilento". E questo impatta sulla qualità del lavoro di ogni infermiere. Ultima nota dolente è quella sul fronte retributivo, con stipendi inferiori alla media europea e bloccati da tre anni: "Sono fermi dall'ultimo contratto firmato nel maggio 2018: aspettiamo una nuova contrattazione a livello nazionale".