Interdittiva antimafia per la pizzeria "Beatles" di Galbiate, in provincia di Lecco. Si tratta del secondo provvedimento emesso dalla Prefettura dal mese di giugno 2020 quando era gestita dalla società Luce srl, prima di passare in mano a Vanessa Alcaro: sia lo scorso anno che ora le interdittive sono scattate per la "riconducibilità con la criminalità organizzata di origine calabrese", spiega la Prefettura di Lecco. Nel dettaglio, il prefetto Castrese De Rosa, con il supporto delle Forze dell'ordine del territorio, ha ricostruito il filo di continuità tra la precedente gestione e l'attuale: la Luce srl era intestata alle altre due sorelle Celeste e Lucia Alcaro, di 30 e 37 anni. La pizzeria però è stata riaperta con la nuova società della terza sorella. "Come ho già avuto modo di dire – spiega il prefetto De Rosa – salvaguardare l’economia legale dalle infiltrazioni della criminalità organizzata rappresenta un obiettivo prioritario. Le caratteristiche della criminalità che opera nel lecchese sono, innanzitutto, la mimetizzazione ed il camaleontismo. Si tratta di una criminalità organizzata che, seppur silente, inquina il mercato, altera gli equilibri, semina germi di illegalità in un tessuto produttivo solido e alla fine lo indebolisce, incrinando il clima di fiducia tra gli operatori".

La titolare della pizzeria è la nipote del boss Franco Coco Trovato

A insospettire gli inquirenti, come riporta anche "Il Giorno", ci sono anche i legami di parentela tra la proprietaria e esponenti della ‘ndrangheta già condannati in via definitiva: Vanessa Alcaro infatti è la nipote dello storico boss di Lecco Franco Coco Trovato, in manette dopo l'operazione Wall street del 1993 e in carcere al 41 bis per scontare più di un ergastolo. E ancora: Vanessa è la figlia di Luigi Alcaro, arrestato nel 2003 e condannato in via definitiva a 10 anni e 6 mesi per traffico di droga. Mentre è stato arrestato a febbraio l'ex marito Vincenzo Marchio durante l'operazione "Cardine – Metal Money" coinvolto nel mercato dei metalli radioattivi riconducibili al boss di ‘ndrangheta Casimo Vallelonga anche lui in carcere. Altro nome di spicco della criminalità organizzata è il suo ex suocere, arrestato grazie all'operazione "Oversize" e condannato in via definitiva a 10 anni. Ora il provvedimento amministrativo del Prefetto ha come obiettivo proprio quello di tutelare l'economia da infiltrazioni della criminalità organizzata escludendo così gli imprenditori da tutti possibili contratti con la pubblica amministrazione.

Chiuso anche il negozio della famiglia del boss Cosimo Vallelonga

Si tratta della nona interdittiva antimafia in quattro mesi e la 26esima in due anni: a marzo la Prefettura aveva chiuso anche il negozio "Arredo mania" de La Valletta Brianza, nel Lecchese. Il provvedimento era stato preso dopo la maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia dello scorso 9 febbraio che ha portato all'arresto di Cosimo Vallelonga, il boss di ‘ndrangheta che era ritornato a fare affari illeciti dopo aver scontato la sua condanna al 41bis. Stando a quanto si legge dalle carte della Dda, il boss usava il negozio "Arredo mania" in La Valletta Brianza di "proprietà del genero come base logistica così da garantire la riservatezza degli incontri, sia tra i membri del sodalizio, sia con soggetti terzi". Qui incontrava gli altri uomini di ‘ndrangheta con cui aveva creato un'associazione attiva nel settore del commercio di metalli ferrosi e non ferrosi. E ancora: nel negozio il boss accoglieva le sue "vittime" di estorsioni, famiglie e imprenditori che si erano rivolti al boss per avere denaro.