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Tram deragliato a Milano

Deragliamento tram 9 a Milano, attesi nuovi sviluppi: la Procura potrebbe indagare alcuni dirigenti Atm

Si attendono nuovi sviluppi nell’inchiesta della Procura sul deragliamento del tram 9 avvenuto a Milano lo scorso 27 febbraio. Anche alcuni dirigenti Atm potrebbero essere inseriti nel registro degli indagati al fine di consentire accertamenti tecnici.
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L'inchiesta della Procura di Milano volta a far luce sul deragliamento del tram 9 avvenuto il 27 febbraio scorso in viale Vittorio Veneto, in cui due persone hanno perso la vita e 54 sono rimaste ferite, potrebbe allargarsi. Secondo quanto si apprende, si attendono entro la fine della settimana prossima, nuovi importanti sviluppi secondo cui anche alcuni dirigenti Atm potrebbero essere inseriti nel registro degli indagati al fine di consentire ulteriori accertamenti tecnici. Attualmente è accusato solo il conducente Atm, Pietro Montemurro, per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose. 

I prossimi giorni saranno decisivi anche perché verrà aperta e analizzata la scatola nera, il dispositivo elettronico di bordo che registra e capta in tempo reale una serie di dati tecnici, cinematici e operativi del veicolo utili a ricostruire un quadro più completo possibile di quanto accaduto.

Intanto Montemurro, tramite i suoi legali – gli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali – avrebbe chiesto alla Procura di essere nuovamente interrogato. Durante il primo interrogatorio, del 16 marzo scorso, infatti si era avvalso della facoltà di non rispondere perché si sentiva ancora "sotto shock" e non in grado di ricordare quanto accaduto negli attimi immediatamente successivi al deragliamento e allo schianto del tram contro un palazzo.  I suoi legati, mercoledì 25 marzo, hanno quindi depositato un'istanza con richiesta di interrogatorio, che verrà fissato prossimamente. Il tranviere inoltre avrebbe anche chiesto ad Atm di non guidare più, perché dopo quello che è accaduto non se la sentirebbe, e di essere ricollocato a un lavoro d'ufficio.

L'inchiesta, condotta dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, quindi non si ferma e va avanti a ritmo serrato. Al momento ci si sta concentrato sull'analisi del telefono cellulare del conducente. Un punto cruciale questo da cui sarebbero emerse versioni contrastanti tra difesa e inquirenti. 

Secondo la difesa infatti il tranviere al momento dello schianto non stava utilizzando il telefono: l'ultima chiamata sarebbe terminata circa 90 secondi prima dell'incidente. In quel momento Montemurro avrebbe informato un collega diun forte dolore al piede che, secondo la sua versione, sarebbe poi stato all'origine del malore successivo.

Una versione questa che però non coinciderebbe con quanto emerso dai primi riscontri effettuati dagli inquirenti. Dall'analisi dei dati telefonici risulterebbe, invece, che la conversazione si sia interrotta appena 12 secondi prima dello schianto. Ma i dati dovranno essere confrontati con quelli registrati dalla scatola nera. 

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