Consigliere della Lega in aula con maglia firmata Pivert: “Marchio legato ad ambienti neofascisti, inaccettabile”

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Durante il consiglio del Municipio 6 a Milano, la presidente Elisa Scarano ha invitato il consigliere della Lega Giovanni Binda a indossare una giacca per coprire la maglia firmata Pivert, marchio legato ad ambienti neofascisti. L’ha indossata proprio nel giorno in cui si votava una mozione di solidarietà nei confronti del 20enne picchiato da alcuni membri di Blocco Studentesco.

A Milano, durante il consiglio tenutosi al Municipio 6, il consigliere della Lega Giovanni Binda si è presentato in aula indossando una maglia firmata Pivert, marchio legato ad ambienti neofascisti. La Presidente Elisa Scarano lo ha invitato a indossare la giacca. Ha infatti spiegato che non poteva indossarla perché "in questo consiglio noi abbiamo un regolamento molto chiaro" aggiungendo inoltre che "abbiamo approvato una delibera insieme al consigliere Negro e questa aula si riconosce nei valori dell'antifascismo quindi deve indossare la giacca".

Pivert nasce da un'idea di Francesco Polacchi, che nel 2013 è stato candidato con CasaPound come presidente del Municipio XIII di Roma, tra i fondatori di Blocco Studentesco ed editore di Altaforte.

Non è la prima volta che il consigliere indossa abbigliamento di questo tipo. E a constatarlo è stata la stessa presidente che ha sottolineato come Binda abbia già avuto problemi con questo tipo di vestiario: "Sapeva benissimo che poteva succedere di nuovo. Quindi io non accetto provocazioni, le chiedo cortesemente di indossare la giacca".

Dopo un botta e risposta tra i due, dove Binda sosteneva che il regolamento non vieta alcuna marca, la presidente ha rimarcato come proprio durante il consiglio si sarebbe discusso un ordine del giorno "attinente ad alcuni episodi legati a quella corrente che rappresenta la sua maglia". Al rifiuto di coprire la maglia, la presidente ha ribadito che prenderà provvedimenti in merito.

L'ordine del giorno a cui si è fatto riferimento è la mozione di solidarietà per il ventenne che è stato aggredito da alcuni militanti di Blocco Studentesco. E, per questo, che la scelta del consigliere Binda stride ancora di più. Non solo perché indossa una maglia da richiami neofascisti, pur dovendo condannare tutto ciò che è legato al fascismo; ma soprattutto perché lo fa in un giorno in cui si sarebbe scelto di solidalizzare con chi è stato vittima di un atto brutale da parte di un gruppo che richiama a quell'epoca storica.

Quando Binda a chiesto quale fosse il provvedimento, la presidente ha poi risposto che capirà quali strumenti potrà utilizzare "per far sì che nella aula consiliare dove io sono presidente non venga indossata una maglia del genere". 

Scarano, condividendo il video dell'accaduto, ha spiegato che è inaccettabile che la violenza neofascista e i suoi simboli vengano normalizzati. E lo è ancora di più se è fatto all'interno delle Istituzioni. Ha poi invitato tutti a condannare nettamente quanto fatto proprio perché l'antifascismo non deve essere considerata un'opinione, ma un fondamento della democrazia. 

Il punto, a parere di chi scrive, che poi Binda ha tentato di minimizzare sostenendo che non c'è alcun regolamento che vieti di indossare marche specifiche, non è inerente al dress code e a come un consigliere o meno debba vestirsi. Il punto è che è inaccettabile che all'interno di un'aula trovano spazio capi di abbigliamento legati ad ambienti neofascisti o simboli che richiamano al fascismo. Non solo: a renderlo più grave, è il fatto che è palesemente una provocazione, considerata la mozione che si sarebbe dovuta andare a votare, e soprattutto considerato che non è la prima volta che questo accade. Quindi, no. Qualsiasi giustificazione non può trovare spazio rispetto alla decisione consapevole di indossare determinati marchi.

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