Violenze al carcere minorile Beccaria di Milano

Perché gli agenti indagati del Beccaria lavorano ancora nello stesso carcere delle vittime

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Alcune immagini di un pestaggio all'interno del carcere Beccaria
Perché alcuni agenti indagati per le presunte torture al carcere Beccaria di Milano sono ancora in servizio con le loro vittime: ecco cosa prevede la legge sulla sospensione dal servizio.

Alcuni agenti della polizia penitenziaria indagati per le presunte torture e i maltrattamenti ai danni dei giovani detenuti nel carcere minorile Cesare Beccaria di Milano continuano a prestare servizio nello stesso istituto in cui si trovano alcuni dei ragazzi indicati come persone offese nell'inchiesta.

A confermarlo a Fanpage.it è stata la direzione del carcere che, tuttavia, ha specificato che il personale interessato dalle indagini non presterebbe servizio nelle sezioni detentive. Resta ora da chiarire quali provvedimenti siano stati adottati dall'Amministrazione nei confronti degli agenti coinvolti. La vicenda pone, infatti, una questione giuridica ben precisa: quali strumenti prevede la normativa per gli appartenenti alla polizia penitenziaria sottoposti a indagini per fatti particolarmente gravi?

Il riferimento normativo è l'articolo 7 del Decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 449, che disciplina la sospensione cautelare dal servizio degli appartenenti alla polizia penitenziaria sottoposti a procedimento penale. La norma distingue diverse situazioni.

La prima riguarda gli agenti che si trovano in stato di arresto, fermo o custodia cautelare. In questi casi la sospensione dal servizio è obbligatoria e viene disposta con provvedimento del Direttore generale del personale e delle risorse. La seconda riguarda gli agenti sottoposti a procedimento penale per reati particolarmente gravi, ma che non si trovano nelle condizioni indicate nel primo comma. In questo caso la sospensione è facoltativa: l'Amministrazione può disporla con provvedimento del capo del DAP (Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria), su proposta del Direttore generale del personale e delle risorse.

Nel caso di alcuni agenti del carcere Beccaria, la situazione sembrerebbe rientrare nella seconda casistica, prevista dal comma 2, anche perché, secondo quanto riportato nella cronologia del procedimento pubblicata da Antigone, il caso si trova ora nella fase di incidente probatorio.

Al netto di questi ragionamenti, è importante precisare che l'articolo 7 disciplina la sospensione dal servizio, ma non obbliga l'Amministrazione ad adottarla. Questo, dall'altro lato, non significa automaticamente che possano essere ignorate le esigenze di tutela dei ragazzi che hanno denunciato le presunte violenze. La permanenza nello stesso istituto, seppure con mansioni diverse e senza servizio nelle sezioni detentive, rende infatti necessario capire quali valutazioni siano state effettuate per tutelare le persone offese. Proprio per questo sarebbe importante sapere se la sospensione cautelare sia stata presa in considerazione e sulla base di quali motivazioni sia stata eventualmente esclusa. La presunzione di innocenza degli agenti deve essere rispettata, così come deve essere garantita la sicurezza dei minori detenuti. Due esigenze che l'Amministrazione è chiamata a conciliare, senza che la tutela dei ragazzi debba attendere la conclusione del procedimento penale.

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