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La morte di Ramy Elgaml a Milano

Caso Ramy, il carabiniere che inseguì lo scooter è accusato di omicidio stradale ma in adempimento di dovere

È arrivata oggi una nuova chiusura indagini che ha modificato l’imputazione per il carabiniere alla guida dell’ultima macchina che il 24 novembre 2024 inseguì lo scooter sui cui viaggiavano Fares Bouzidi e Ramy Elgaml, che morì nello schianto.
A cura di Giulia Ghirardi
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Ramy Elgaml
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Omicidio stradale, ma per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". È stata modificata così l'imputazione per il carabiniere alla guida dell'ultima macchina che il 24 novembre 2024 inseguì lo scooter sui cui viaggiavano Fares Bouzidi e Ramy Elgaml, che morì nello schianto al termine dell'inseguimento durato 8 km.

È questo quanto emerge da una nuova chiusura delle indagini che è stata notificata oggi, lunedì 16 febbraio, dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini con l'aggiunto Paolo Ielo. Nel documento è stato, infatti, affermato che il carabiniere alla guida dell'ultima macchina stava "adempiendo" a un dovere, ma che avrebbe tenuto una distanza troppa ravvicinata in relazione alla velocità dell'inseguimento. Da qui la decisione di riconoscere la condotta colposa.

Le indagini della procura

Già lo scorso dicembre i due pm avevano trasmesso un nuovo avviso di conclusione delle indagini, resosi necessario perché, nel corso dell'inchiesta, erano aumentati sia i capi di imputazione sia il numero delle persone coinvolte rispetto alle tre precedenti chiusure (distinte) che riguardavano complessivamente 6 indagati. In quell'atto di due mesi fa gli indagati erano diventati 8: tra loro anche Fares Bouzidi, accusato di omicidio stradale in concorso con il carabinieri alla guida dell'ultima auto dell'inseguimento, oltre ad altri sei militari chiamati a rispondere, a vario titolo, di ipotesi di depistaggio e favoreggiamento. Le contestazioni riguardavano, in particolare, la presunta cancellazione di video realizzati da testimoni, un'ipotesi di falso ideologico nel verbale di arresto di Bouzidi per resistenza e possibili false informazioni rese ai pm.

Con il nuovo atto notificato oggi alla Procura di Milano, il perimetro delle accuse è stato in parte ridefinito: a 6 indagati complessivi l'ipotesi di false informazioni ai pm – che coinvolgeva due militari – è stata stralciata per ragioni tecnico procedurali. La novità più rilevante, però, resta la rimodulazione dell'accusa di omicidio stradale nei confronti del carabiniere alla guida. La procura ha, infatti, riconosciuto che il militare stava svolgendo un'attività che rientrava nei suoi compiti istituzionali – circostanza confermata anche dalla condanna in primo grado di Bouzidi a 2 anni e 8 mesi, con rito abbreviato, per resistenza a pubblico ufficiale – ma gli contesta un eccesso colposo nelle modalità dell'azione.

Secondo gli inquirenti, considerate le velocità sostenute durante l'inseguimento, avrebbe dovuto mantenere una distanza di sicurezza maggiore per evitare il contatto tra i veicoli e il successivo schianto all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, dove perse la vita Ramy. In quella fase si verificò, infatti, un impatto tra la parte posteriore destra del TMax e la zona anteriore della Giulietta dei carabinieri: lo scooter scivolò sull'asfalto e il giovane fu sbalzato contro il palo di un semaforo, venendo poi travolto dall'auto di servizio che a sua volta terminò la corsa contro lo stesso palo.

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