Caso Ramy Elgaml, una perizia 3D smentisce la versione dei carabinieri: “Hanno deviato e speronato lo scooter”
La dinamica degli ultimi secondi prima della morte di Ramy Elgaml, il 19enne morto in un inseguimento con i carabinieri mentre si trovava a bordo di uno scooter il 24 novembre 2024, torna al centro dell'inchiesta con una nuova consulenza tecnica destinata a riaprire il confronto sulle responsabilità dell'incidente. Il lavoro, commissionato dagli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza, difensori di Fares Bouzidi, il 22enne che quella notte guidava lo scooter, è stato realizzato da Index, un'ONG francese che si occupa di analisi forense delle immagini e ricostruzioni tridimensionali.
La consulenza – che Fanpage.it ha potuto visionare – è stata depositata oggi, lunedì 14 settembre, nell'ambito del procedimento e comprende un rapporto metodologico e una ricostruzione in 3D. Il filmato non aggiunge nuove immagini alla documentazione già acquisita: mette insieme i video delle telecamere, le dashcam delle pattuglie, le fotografie dei mezzi, i rilievi della scena e altri elementi disponibili agli atti, trasformandoli in un modello tridimensionale dell'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. È proprio attraverso questa ricostruzione che Index è arrivata a una conclusione diversa rispetto alla prima versione fornita dai militari.
La nuova ricostruzione 3D
Secondo la ricostruzione iniziale, sarebbe stato Fares Bouzidi a perdere il controllo del T-Max nel tentativo di affrontare la svolta verso via Quaranta durante l'inseguimento con i carabinieri. La nuova consulenza presentata da Index sostiene, invece, che, negli istanti decisivi, non sarebbe stato lo scooter a spostarsi improvvisamente verso la traiettoria della pattuglia. Il modello tridimensionale elaborato dagli esperti individua, infatti, "due distinte deviazioni" della Giulietta dei carabinieri verso il T-Max.
Il primo sarebbe avvenuto prima dell'ingresso nell'incrocio. L'auto avrebbe progressivamente deviato verso sinistra, avvicinandosi lateralmente allo scooter mentre i due mezzi viaggiavano a una velocità superiore ai 50 chilometri orari. Per i consulenti, è altamente probabile che proprio in quel momento si sia verificato un primo contatto tra i veicoli. Non si sarebbe trattato, secondo la consulenza, di un urto immediatamente sufficiente a far cadere il T-Max. Il contatto avrebbe, però, modificato la traiettoria dello scooter, provocandone una perdita di stabilità.
È il secondo movimento della Giulietta a rappresentare l'elemento più rilevante della nuova ricostruzione. Dopo il primo possibile impatto, il T-Max avrebbe continuato sostanzialmente nella propria direzione, senza compiere la svolta a sinistra attribuita inizialmente al conducente. Sarebbe stata, invece, la Giulietta a spostarsi nuovamente verso sinistra, intersecando la traiettoria dello scooter proprio mentre questo stava perdendo aderenza.
Se tale ricostruzione fosse confermata in sede processuale, la sequenza degli ultimi istanti sarebbe quindi molto diversa da quella ricostruita nelle prime relazioni: non soltanto un'auto che segue da vicino uno scooter e non riesce a evitare la collisione, ma una vettura che, secondo la consulenza di parte, compie ben due manovre verso il mezzo inseguito sul quale viaggiavano Ramy Elgaml e Fares Bouzidi.
La frase dalla dashcam: "Vaffan**lo non è caduto"
La nuova ricostruzione acquista ulteriore peso, secondo i consulenti della difesa, se messa in relazione con un episodio già emerso dagli atti. In una delle dashcam dei carabinieri, relativa a una fase precedente dell'inseguimento, si vede un'altra auto dell'arma affiancare lo scooter e avere un contatto laterale con il T-Max. Il mezzo riesce, però, a rimanere in piedi. Dall'abitacolo della pattuglia si sente quindi un militare commentare: "Vaffan**lo, non è caduto".
La frase era già stata oggetto di discussione pubblica e giudiziaria. Inserita nella nuova ricostruzione tridimensionale, viene indicata dalla difesa come un elemento da valutare insieme agli altri contatti tra i mezzi. La questione non è soltanto tecnica. Se venisse, infatti, dimostrato che durante l'inseguimento furono effettuate manovre finalizzate a portare lo scooter fuori traiettoria o a provocarne la caduta, il problema della responsabilità assumerebbe una dimensione diversa rispetto alla semplice valutazione della distanza di sicurezza tra i due veicoli.
L'ultimo impatto e la morte di Ramy
La ricostruzione di Index riguarda anche la fase immediatamente successiva alla perdita di controllo del T-Max. Secondo il modello elaborato dalla difesa, lo scooter scivola verso il margine della carreggiata, mentre Ramy viene sbalzato sull'asfalto. La Giulietta, dopo il secondo spostamento verso sinistra ricostruito dai consulenti, arriva quindi nella zona in cui si trova il ragazzo.
La consulenza sostiene che l'auto abbia successivamente investito il corpo di Ramy e – come specificato anche dall'autopsia – si individua nella "compressione" provocata dal mezzo la causa del decesso pressoché immediato del 19enne. Anche su questo punto, però, e alla luce della nuova perizia, il quadro potrebbe cambiare da quello delle prime ore dopo l'incidente.