Ramy Elgaml, dimezzata la condanna per resistenza dell’amico Fares Bouzidi: “La fuga solo reazione irrazionale”

Lo scorso 17 giugno la Corte d'Appello di Milano ha deciso di ridurre la condanna per resistenza a pubblico ufficiale per Fares Bouzidi da 2 anni e 8 mesi di reclusione a 1 anno e 6 mesi, quasi dimezzandola. Il 23enne era alla guida dello scooter sul quale la sera del 24 novembre 2024 viaggiava anche il suo amico, Ramy Elgaml. Dopo aver ignorato l'alt dei carabinieri, i due erano scappati per circa otto chilometri fino all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, nella periferia sud di Milano, finendo a terra. Il 19enne era deceduto nelle gravi ferite riportate, mentre Bouzidi era riuscito a sopravvivere. A differenza di quanto stabilito in primo grado, secondo i giudici d'Appello al 23enne vanno riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva, considerando che la "fuga" era stata "frutto di una reazione irrazionale e incontrollata" e per il suo "comportamento processuale collaborativo" e la "fragilità emotiva".

Le motivazioni della sentenza della Corte d'Appello hanno ricordato le due precedenti condanne per ricettazione di Bouzidi, sottolineando che è "purtroppo incline, nonostante la sua giovane età, a violare le norme della convivenza civile". La sera del 24 novembre di due anni fa, infatti, sarebbe stato sufficiente che si fermasse all'alt dei carabinieri per "non mettere in pericolo la vita dell'amico trasportato, quella di altre persone e la propria". Tuttavia, il 23enne era fuggito ad alta velocità, in un inseguimento durato otto chilometri e che si è concluso in modo tragico. Per i giudici, era stato tutto "frutto di una reazione irrazionale e incontrollata, non determinata dalla volontà di occultare altri reati" e "solo per caso non ha provocato danni maggiori".
Difeso dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, Bouzidi era stato condannato in primo grado con rito abbreviato un anno fa dal gup Frabrizio Filice a 2 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale, senza riconoscere le attenuanti generiche e disponendo risarcimenti da 2mila euro per ciascuno dei sei carabinieri coinvolti nell'inseguimento. Secondo i giudici della Corte d'Appello, quella sarebbe stata una pena "eccessiva" perché il ragazzo non aveva "usato violenza diretta" contro le forze dell'ordine, ma "solo quella consistente nel costringerli a inseguirlo".
Così, in secondo grado la pena è stata ridotta a 1 anno e 6 mesi di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Bouzidi, infatti, durante il processo è stato "collaborativo", al punto che la difesa ha rinunciato di contestare nel merito le accuse. Per i giudici, vanno considerate anche la sua "giovane età", la sua "evidente fragilità emotiva" e la sua decisione "di mutare" vita. Infine, i risarcimenti sono stati ridotti a mille euro per danni morali per i sei carabinieri, perché non sarebbe addebitabile a Bouzidi "il fatto che alcune delle parti offese sono state oggetto di campagne diffamatorie sui social in conseguenza della morte" di Ramy Elgaml.
Intanto, al termine della pausa estiva inizierà l'udienza preliminare del processo per la morte del 19enne. Davanti alla gup Tiziana Landoni dovranno comparire Bouzidi e anche il carabiniere che guidava l'auto più vicina allo scooter al momento della caduta. Il 23enne dovrà rispondere di concorso in omicidio stradale, mentre il militare di omicidio stradale per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". Altri sei carabinieri, poi, sono imputati a vario titolo di depistaggio e favoreggiamento, per la cancellazione di video di testimoni, e falso ideologico sul verbale d'arresto di Bouzidi per resistenza.