Caso dossieraggi e dati rubati

Caso dossieraggi Equalize, la Procura chiede il processo per Eni per responsabilità amministrativa

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Stefano Speroni, dirigente Eni indagato nell'inchiesta Equalize
La Procura di Milano ha chiesto il processo per Eni nell’ambito dell’inchiesta sui dossieraggi illegali di Equalize. L’azienda è chiamata in causa perché un suo dirigente, il direttore affari legali Stefano Speroni, è imputato per un episodio risalente al 2021.

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Eni per responsabilità amministrativa nel procedimento penale sul caso Equalize. L'inchiesta, coordinata dai pm Eugenio Fusco e Francesco De Tommasi e condotta dai carabinieri del Ros, ha al centro presunti accessi abusivi a banche dati e report illegali. Eni è stata chiamata in causa poiché il direttore affari legali Stefano Speroni è tra le decine di imputati per i quali il prossimo 13 ottobre si aprirà la maxi udienza preliminare davanti alla gup Tiziana Landoni. Lo scorso maggio gli inquirenti avevano notificato informazioni di garanzia a una ventina di società ma, almeno per il momento, la richiesta di processo sarebbe stata depositata solo per Eni.

Le indagini su Equalize, l'agenzia investigativa di via Pattari diretta da Enrico Pazzali, erano state avviate nel 2022. La società era stata fondata proprio dal presidente di Fondazione Fiera Milano e dall'ex superpoliziotto Carmine Gallo, deceduto il 9 marzo 2025. Secondo l'accusa, avevano creato una sorta di "centrale dei dossier": un team di hacker dedito alla "creazione di banche dati parallele" con i quali sarebbero riusiti a "tenere in pugno cittadini e istituzioni", arrivando a "condizionare" dinamiche "imprenditoriali e procedure pubbliche".

L'accesso ai dati del 2021

La Procura ha chiesto già il processo prima per 74 persone in tutto. Tra queste, oltre a Pazzali e l'esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, figurano anche i cosiddetti "clienti" dell'agenzia, come Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, il banchiere Matteo Arpe e Stefano Speroni. Speroni è direttore affari legali di Eni ed è imputato in relazione a un accesso abusivo del 2021 da parte del gruppo Equalize. Per gli inquirenti, avrebbe utilizzato quelle informazioni per "screditare la figura" dell'imprenditore petrolifero Francesco Mazzagatti. In particolare, avrebbe incaricato l'ex superpoliziotto Gallo di costruire un "report reputazionale" di Mazzagatti con cui indicarlo "falsamente" come appartenente alla ‘ndrangheta ed escluderlo dagli appalti della controllata Eni Trading&Shipping. Di conseguenza, Eni è stata chiamata in causa per responsabilità amministrativa relativamente all'imputazione contestata al suo dirigente e ai modelli organizzativi per contrastare questo tipo di reati.

Insieme a Eni, lo scorso maggio i pm avevano notificato informazioni di garanzia a svariate altre società, iscritte per la legge sulla responsabilità amministrativa, come anche Luxottica, Barilla, Erg e Heineken. Gli inquirenti avevano acquisito documenti sui modelli organizzativi e sulla prevenzione dei reati informatici. L'avviso di chiusura delle indagini è stato notificato a Eni nelle scorse settimane e ora è stata depositata la richiesta di processo. La posizione delle altre società iscritte, invece, non sarebbe stata ancora definita.

La difesa di Eni

"La società considera prive di fondamento le accuse alla base del provvedimento, ribadisce la totale correttezza del proprio operato e del funzionamento del proprio modello organizzativo", ha fatto sapere un portavoce di Eni: "Eni non era in alcun modo a conoscenza delle asserite condotte illecite di Equalize, tanto da mettere a disposizione delle stesse autorità giudiziarie, nel corso del tempo, gli esiti delle verifiche svolte al fine della tutela patrimoniale della Società stessa per cui tali verifiche erano state legittimamente promosse".

"Eni, dopo avere dato riscontro a ogni richiesta pervenuta dall'autorità giudiziaria, ha ricevuto l'avviso di conclusione di indagini preliminari immediatamente a seguire, senza che venisse espressa alcuna valutazione dall'organo inquirente circa la documentazione completa ed esaustiva messa a sua disposizione, e nemmeno fosse consentita alcuna forma di interlocuzione. La società, pertanto, prende atto di una formulazione di colpa di organizzazione del tutto apodittica, non fondata sull'analisi delle procedure in vigore e totalmente scollegata dalla realtà fattuale, ed evidenzia l' assenza di collegamento con il reato presupposto contestato (per quanto ad oggi comprensibile)", ha concluso il portavoce.

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