Per i magistrati milanesi che l'hanno interrogata come "persona informata sui fatti", i messaggi scambiati con Andrea Dini, titolare della Dama spa e cognato di Attilio Fontana, sarebbero l'elemento che prova la "frode in pubbliche forniture" per cui il governatore, il parente e l'ex dg della centrale acquisti regionale Aria sono indagatiEmanuela Crivellaro, presidente della Fondazione Il Ponte del Sorriso, oggi ha parlato per spiegare il contesto in cui si inserisce "la storica relazione" che la onlus che presiede ha con Dama spa.

La presidente della onlus varesina sentita dai pm: Dini ci ha sempre sostenuti

"C’è un aspetto importante e non emerso, che vorrei sottolineare e che, per mia richiesta, è stato messo a verbale dalla Procura di Milano", racconta, "la famiglia di Andrea Dini è una famiglia generosa e molto riservata nelle donazioni che vengono elargite in un vero spirito di solidarietà. Il Ponte del Sorriso, che rappresento, ha da sempre beneficiato del sostegno sia di Dama spa che dei coniugi Dini, che molto hanno fatto anche per il nostro ospedale materno infantile varesino, non solo economicamente ma anche partecipando alla vita attiva della nostra fondazione".

"Dama ci aveva già donato camici, l'ho spiegato ai magistrati"

Proprio per questo rapporto stretto "ho avuto quindi dei contatti durante il periodo più buio della pandemia. Dama ci aveva donato dei camici, che noi abbiamo consegnato ai nostri ospedali". La Procura di Milano ha convocato Crivellato quale “persona informata dei fatti” e lei spiega: "Ai magistrati ho descritto quanto era avvenuto in quei giorni difficili, situazione sulla quale intendo mantenere il più stretto riserbo". La frase che mette nei guai Dini e Fontana sarebbe stata scritta la mattina del 2o maggio, poche ore prima della comunicazione con cui Dama spa informava la Regione di voler trasformare la fornitura di 75mila camici in una donazione, con riduzione a 49mila del numero di dispositivi.

La chat whatsapp che mette nei guai il cognato di Fontana: "Vendiamo i camici a 9 euro"

Per gli inquirenti questa "trasformazione" potrebbe essere frutto non di una volontà di fare del bene, e nemmeno di mettere una pezza per scongiurare le polemiche sul conflitto di interessi di Fontana. Al contrario, sarebbe stato un "trucco" per poter rivendere a prezzo maggiore i restanti 25mila camici. Lo proverebbe (anche) il messaggio su whatsapp inviato alla presidente della onlus: "Ciao, abbiamo ricevuto una bella partita di tessuto per camici. Li vendiamo a 9 euro e poi ogni 1000 venduti ne posso donare 100 al Ponte del Sorriso". Sono le 8.58 di mercoledì 20 maggio. "Ma grazie, bellissimo", è la risposta. Solo due ore più tardi, alle 11, 07, l'imprenditore manda una mail all'allora direttore generale di Aria, Filippo Bongiovanni, per comunicargli che "abbiamo deciso di trasformare il contratto di fornitura del 16. 04. 2020 in donazione".