In merito all'intervento del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e alla successiva mozione di sfiducia al Presidente, proposta dal Movimento 5 Stelle, è intervenuta anche la consigliera regionale di Italia Viva Patrizia Biffi che ha fatto sapere che non sottoscriverà la richiesta dei pentastellati nei confronti di Fontana.

Secondo Baffi il governatore lombardo questa mattina ha fatto un discorso lungo e dettagliato "che ha ripercorso le fasi della gestione dell’emergenza sanitaria in Lombardia e la drammatica rincorsa per reperire tutta la strumentazione e il personale utile a salvare vite umane". La consigliera lo ha ritenuto "un approfondimento molto puntuale, con precisazioni, anche sulle vicende che lo coinvolgono direttamente, che avrebbe potuto e dovuto chiarire al Consiglio Regionale da subito". "Da parte mia – ha continuato Baffi – ho deciso di non sottoscrivere la mozione di sfiducia al Presidente, proposta dal Movimento 5 Stelle, perché ritengo che sia il frutto di una elencazione di fatti ancora sommari e la cui analisi non può essere completa ed esaustiva: una analisi seria e le conseguenti valutazioni politiche su un’emergenza che è tutt’ora in corso, potremo farla solo quando avremo tutti gli elementi utili".

Così si mette in difficoltà la Lombardia

L'esponente renziana ha continuato spiegando che la priorità oggi dev'essere quella di "dare risposte ai cittadini": "Cambiare vertici in questo momento in cui si scongiura una possibile seconda ondata di Covid-19 in autunno, eventualità che non possiamo per ora escludere – ha concluso – vorrebbe dire mettere regione Lombardia e le nostre comunità in una situazione di grande difficoltà e insicurezza".

Questa mattina Attilio Fontana è intervenuto in Consiglio regionale per riferire sul caso dei camici forniti dall'azienda di suo cognato, vicenda che lo vede indagato per frode in pubbliche forniture mentre i pm hanno avviato, come atto dovuto, verifiche sui conti in Svizzera con fondi per 5,3 milioni fatti rientrare dalle Bahamas: "Dei rapporti negoziali a titolo oneroso tra Dama e Aria non ho saputo fino al 12 maggio scorso. Sono tutt'ora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto – le parole del governatore – ma poiché il male è negli occhi di chi guarda ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni".