Non sarà un Natale sereno quello di una coppia di 70enni di Bollate, provincia di Milano, e non sarà solo colpa della pandemia e delle restrizioni in atto ma per una paura che è andata a ingrossarsi negli anni e che ora finisce addirittura sul tavolo della Commissione antimafia di Regione Lombardia. La vicenda potrebbe essere una delle tante condite da dissidi con i vicini e dispetti ricevuti: solo che in questo caso i segnali sono molti, continui e soprattutto molto inquietanti. La coppia, che vive a Bollate nella zona del cimitero, qualche anno fa ha denunciato alcune irregolarità edilizie e da lì sono partite una serie di minacce che si sono fatte sempre più serie. “Prima hanno buttato acido sulle piante – racconta a Fanpage.it la figlia – e lì abbiamo pensato a una cosa da poco, qualcosa di cui non preoccuparsi. Poi hanno chiodato le serrature del box. Poi circa un mese fa sul box è comparsa la scritta ‘Rip' (riposa in pace, ndr) seguita da una serie di croci e un cumulo di foglie secche. A quel punto i miei genitori si sono terrorizzati e hanno smesso di uscire, con evidenti danni psicologici procurati da un senso di paura permanente".

La coppia minacciata è nota per l'impegno nel volontariato

La coppia è molto conosciuta in città, si dedica da tempo al volontariato e viene da una profonda cultura antimafia. Un famigliare appartenente alle forze dell’ordine anni fa è stato ucciso in un attentato mafioso. Gente che della legalità ha fatto uno stile di vita e che ora si ritrova a vivere un incubo di cui non si vede via d’uscita. Per questo dopo l’ultimo episodio la famiglia, con il sostegno dell’associazione antimafia “Peppino Impastato e Adriana Castelli” di Milano, ha deciso di appendere sul box ripulito dalle minacce un cartello con la frase di Falcone: "Chi ha paura muore due volte, chi non ha paura muore una volta sola". E qui la vicenda degenera e diventa addirittura grottesca: due giorni fa quel cartello è stato bruciato, probabilmente di notte, in una zona che avrebbe potuto generare danni ben più gravi. "Bruciare quella frase è la cosa che fa più male di tutte perché stai bruciando un simbolo in una maniera codarda, brutta e ignorante", racconta la figlia.

I carabinieri di Bollate, sollecitati più volte durante gli ultimi anni, intervengono e dicono alla famiglia che quella frase “li ha aizzati”. Un’affermazione indecente e gravissima. Proprio sul comportamento delle forze dell’ordine e degli altri condomini la figlia punta il dito: "I carabinieri ci dicono che hanno molto altro da fare, i politici ci dicono che non possono fare nulla e negli altri cittadini abbiamo trovato molta omertà”. Tra le denunce presentate si legge anche di minacce dei dirimpettai con frasi come "sparati in bocca" o "peccato che non siate ancora morti di Covid". "Non sarà un Natale facile – racconta la figlia – dovrò passare di lì e fare la ronda come sto facendo in tutti questi ultimi giorni per evitare che succeda qualcosa di più grave".

Piccirillo (M5s): Episodio riconducibile alla ‘ndrangheta

Ora il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Piccirillo ha presentato una richiesta di audizione in Commissione antimafia per chiedere di ascoltare il sindaco di Bollate e le associazioni del territorio, parlando nella sua lettera di un episodio "fuori di dubbio riconducibile alla ‘ndrangheta radicata sul territorio": "È noto infatti – scrive Piccirillo – che nel Comune la dinastia criminale della ‘ndrangheta continuamente cerca di espandersi, anche intercettando le compiacenze del mondo imprenditoriale e politico legale". I carabinieri continuano le indagini. Intanto sulla coppia continua a rimanere la cappa della paura.