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Antonio Di Fazio, il manager arrestato per stupro
8 Aprile 2022
15:39

Antonio Di Fazio condannato a 15 anni per violenza sessuale, il legale: “Pena troppo alta, faremo ricorso”

Il legale del manager condannato per violenza sessuale ha detto che è pronto a fare ricorso. Il pubblico ministero durante il processo aveva chiesto 9 anni di carcere.
A cura di Giorgia Venturini
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Antonio Di Fazio, il manager arrestato per stupro

"È una pena che riteniamo alta. Faremo ricorso. Abbiamo una richiesta delle procura di 9 anni". Così il legale di Antonio Di Fazio, il legale Mauro Carelli, commenta la sentenza una volta uscito dall'aula del giudice per l'udienza preliminare al settimo piano del Tribunale di Milano. Oggi è il giorno della sentenza: il manager è stato condannato a 15 anni e 6 mesi di carcere per l'accusa di violenza sessuale. Sempre oggi sono stati fissati i risarcimenti che l'imprenditore dovrà versare alle vittime. Stando a quanto stabilito dovrà risarcire di 98mila euro la studentessa che lo ha denunciato per primo e 14mila euro alle altre parti civili.

La condanna per violenza sessuale

Le indagini erano iniziate lo scorso anno, quando una studentessa di 21 anni aveva denunciato di essere stata violentata dal manager che l'aveva convinta a salire in casa con la scusa di un colloquio per un lavoro. Qui Di Fazio le ha somministrato benzodiazepina e poi ha abusato di lei. Le manette per lui erano scattate a maggio del 2016 con l'accusa di aver drogato e violentato cinque ragazze e tentato di uccidere la ex moglie. Il modus operandi utilizzato con le ragazze era sempre lo stesso. Durante il processo il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 9 mesi, oggi invece il giudice ha deciso per una pena più alta. Per il gup Anna Magelli non vi è una "continuazione" tra i reati che porta a una diminuzione della pena. Sono state infatti sommate le pene per ogni episodio: Di Fazio è stato così condannato a sei anni e due mesi per i reati commessi nei confronti della studentessa, a un anno e sei mesi per i maltrattamenti nei confronti dell'ex moglie e sette anni e dieci mesi per le violenze sessuale ad altre tre ragazze e per averle narcotizzate. È caduta l'accusa di tentato omicidio: il giudice ha condannato l'imprenditore per il reato di maltrattamenti nei confronti della ex moglie. Non per tutte le vittime è stato riconosciuto il reato di violenza sessuale. Per capire meglio nel dettaglio bisognerà attendere la motivazione.

Il legale di Di Fazio pronto a fare ricorso

"Di Fazio è stato condannato per alcune condotte e non per altre. Ovvero per alcune vittime è stata riconosciuta la semplice somministrazione di benzodiazepina senza atti di violenza sessuale", spiega l'avvocato difensore ai microfoni di Fanpage.it. "Aspettiamo di vedere le motivazioni, sicuramente è una pena che giudichiamo alta. Faremo evidentemente ricorso". Di Fazio da febbraio è una struttura per malati psichiatrici. E alla domanda come sconterà la pena, l'avvocato spiega che ancora non si sa. A commentare la sentenza è stata anche Laura Panciroli, legale di una delle vittime: "Il giudice ha escluso solo la violenza sessuale per quando riguarda l'aspetto delle fotografie. La sentenza è corretta rispetto a ciò che la procura ha sostenuto".

Le parti civili chiedono indagini per la sorella

Intanto nei giorni scorsi gli avvocati delle parti civili hanno chiesto che la sorella venisse indagata per favoreggiamento dal momento che, da medico, avrebbe aiutato il fratello ad avere dosi massicce di benzodiazepine con cui stordiva le sue giovani vittime prima di abusarne. Le ricette risalgono agli ultimi tre anni: 2019, 2020 e 2021. Il manager durante i suoi interrogatori ha sempre difeso la sorella precisando che era stato lui a rubare il ricettario della sorella e scrivere le ricette. Da fonti apprese di Fanpage.it i dubbi sorgono perché parte delle ricette erano intestate alla madre e in parte a Di Fazio. La sorella avrebbe ammesso che le ricette scritte alla madre erano state eseguite da lei negando invece quelle destinate al fratello. Bisognerà attendere ancora per capire se verranno aperte indagini nei confronti della sorella.

(Ha collaborato Simone Giancristofaro)

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