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Accusa prima il padre e poi anche il patrigno di abusi sessuali: al via il processo

Quando aveva 8 anni ha accusato il padre di abusi sessuali. Dopo 6 anni, ha accusato in una lettera il patrigno di violenze. Ora a processo si cerca di capire se si la ragazzina e sua sorella siano state usate come “strumento di liti e dinamiche tra genitori”.
A cura di Enrico Spaccini
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Immagine di repertorio
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Quando aveva 8 anni, nel 2011, ha accusato il padre di aver commesso violenze su di lei. Poi, nel 2017, ha scritto una lettera in cui incolpava degli abusi quello che, all'epoca, era il compagno della madre. I genitori della ragazza, ora 19enne, si erano separati nel 2009 e il sospetto della psicoterapeuta incaricata di seguire il nucleo famigliare dal Tribunale minorile è che lei e sua sorella più piccola "fossero diventate strumento di liti e dinamiche tra genitori". Ora, a processo davanti alla prima sezione penale, è finito proprio il patrigno.

Le prime accuse nei confronti del padre

Era il 2011 quando la bambina accusò per la prima volta il padre di abusi sessuali. Come raccontato dal Corriere della Sera, pare che avesse confidato quelle violenze al nuovo compagno della mamma, il quale non esitò a inveire contro l'ex della donna al telefono. Il genitore della bambina, sentito in aula, ha respinto ogni accusa.

Secondo lui, infatti, la figlia lo avrebbe incolpato falsamente: "Non ero io il responsabile, ma lui", ha detto in aula riferendosi al compagno della sua ex moglie che gli aveva attribuito quattro episodi di violenza, "mia figlia accusò me perché credo gli avesse promesso di non rivelare nulla". All'epoca, però, lo psicologo nominato dal Tribunale dei minori riferì che "la bambina avrebbe confermato le accusa mosse contro suo padre".

Nel 2014, il padre fa ricorso al Tribunale dei minori per le visite e l'affidamento. "Due anni con gli assistenti sociali nei quali io e la mia ex moglie abbiamo ripreso il dialogo e iniziato a gestire le bambine in modo più sereno", racconta in aula.

La lettera contro il patrigno

Poi si arriva all'aprile del 2017, quando la bambina ha il suo ultimo incontro con la psicologa. Si scoprirà che due settimane prima la ragazzina scrisse una lettera in cui accusava delle violenze sessuali non più il padre, ma il patrigno. "Mai la ragazzina me ne ha parlato", ha riferito la psicoterapeuta incaricata di seguire il nucleo famigliare in aula.

L'esperta ha raccontato di essere venuta a conoscenza delle presunte violenze dai genitori stessi. "Mi dissero anche che la figlia aveva fatto un percorso con una collega dal quale non era emerso nulla", ha detto davanti ai giudici ai quali, poi, ha presentato la sua interpretazione di tutta questa storia: "Collegai il tutto a un clima conflittuale, il sospetto fu che le bambine fossero diventate strumento di liti e dinamiche tra genitori".

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