Accoltella un 55enne a San Siro, si indaga sui social di Lamin Saidilly e sul fucile d’assalto come foto profilo

Gli investigatori della Digos e dell'Antiterrorismo di Milano e Treviso, coordinati dal Elio Ramondini, stanno indagato sul passato di Lamin Saidilly e sulla sua attività sui social. Il 22enne, arrestato lo scorso sabato 4 luglio in zona San Siro dopo aver colpito con più di 20 coltellate un 55enne fuori da un bar senza un apparente motivo, avrebbe come foto-profilo del suo account WhatsApp l'immagine di un mujaheddin, un guerriero islamico, che prega sulla sabbia con accanto un fucile d'assalto M4. Stando a quanto emerso finora, però, non ci sarebbero altri elementi che farebbero ipotizzare un suo percorso di radicalizzazione religiosa. Intanto oggi, martedì 7 luglio, il giudice per le indagini preliminari Luigi Iannelli ha convalidato l'arresto e confermato la custodia cautelare in carcere.
Quanto accaduto poco dopo le 7 di sabato 4 luglio in zona San Siro a Milano è stato ripreso integralmente da una telecamera di sorveglianza. Saidilly si è avvicinato da dietro a un uomo in piedi all'esterno di un bar e, dopo aver estratto un coltello dalla lama di sette centimetri, lo ha colpito numerose volte alle spalle e all'addome senza dire una parola. Gli altri presenti lo hanno disarmato e bloccato, in attesa delle forze dell'ordine. Ieri, lunedì 6 luglio, è stato sottoposto all'interrogatorio di garanzia presso il carcere San Vittore con il gip Iannelli. Il 22enne, però, si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Non ricorda nulla", ha spiegato la sua legale, l’avvocata Simona Brambilla che non ha chiesto domiciliari o misure meno afflittive: "È un ragazzo molto smarrito e confuso". Il reato ipotizzato in questo momento dalla Procura è di tentato omicidio aggravato da premeditazione e futili motivi.
Le indagini ora sono concentrate nel capire la motivazione dietro questo gesto. Saidilly è nato in Italia da genitori gambiani e vive a Conegliano (in provincia di Treviso) insieme al padre. In quell'abitazione, gli investigatori della Digos veneta hanno trovato alcuni fogli A4 nei quali il ragazzo avrebbe annotato "la volontà di compiere atti violenti con l'utilizzo di coltelli o lame" e frasi motivazionali. Tra questi scritti, però, non ci sarebbe alcun riferimento a una eventuale radicalizzazione e anche il padre ha detto che il figlio "non ha mai manifestato elementi" in tal senso.
L'unico, almeno per il momento, parrebbe essere l'immagine scelta da Saidilly come foto-profilo di WhatsApp. L'immagine ritrae un guerriero islamico, cioè un mujaheddin, con una kefiah come copricapo chinato in preghiera su un tappeto adagiato sulla sabbia, con le onde del mare sullo sfondo e un fucile d'assalto M4 accanto. Gli accertamenti sono stati estesi anche sulle altre piattaforme social e sui dispositivi informatici che gli sono stati sequestrati.
