Il sequestro è stato confermato dal gip: il giudice del Tribunale di Catania Nunzio Sarpietro ha confermato il sequestro della nave della ong Open Arms, ma ritiene ritenuto però che non sussiste il reato di associazione per delinquere, come ipotizzato dalla procura, ma soltanto quello di immigrazione clandestina. E per questo si è dichiarato incompetente e ha trasferito gli atti alla Procura di Ragusa, che a differenza di quella di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, è procura distrettuale ed è competente per i reati associativi (ai sensi dell'articolo 1 comma 3 della legge 286/98). Il procuratore di Ragusa Fabio D'Anna non ha voluto commentare la decisione del gip.

La nave della ong spagnola è ormeggiata dal 18 marzo scorso nel porto di Pozzallo, nel Ragusano. L'equipaggio si era rifiutato di consegnare i 218 migranti appena recuperati ai libici, che accorsi sul posto avevano minacciato di aprire il fuoco contro i volontari. Il naufragio era avvenuto lo scorso 15 marzo.

Secondo l'accusa, l'ong non obbedì appunto all'indicazione di lasciare l'intervento di recupero alle autorità libiche e di non avere rispettato neppure quelle dei comandi delle capitanerie di porto della Spagna e di Roma, chiedevano all'organizzazione umanitaria di provare a sbarcare a Malta, visto che si erano trovati nelle immediate vicinanze dell'isola per permettere il salvataggio di un neonato di tre mesi e della madre. Secondo i Pm di Catania "il loro vero obiettivo era di sbarcare in Italia", disattendendo tutte le indicazioni date. Indagati sono il comandante della nave Marc Reig Creus, di 42 anni, e la capo missione Ana Isabel Montes Mier, di 31 anni, in concorso col coordinatore generale dell'Ong Proactiva Open arms, Gerard Canals. Al gip Sarpietro nei giorni scorsi i legali dell'Ong avevano depositato una memoria difensiva e posto proprio il tema della competenza territoriale.

La difesa dell'ong

"È stato impossibile – ha spiegato Camps – consegnare i migranti ai libici, perché i migranti non volevano salire sulle loro barche e dopo una discussione di due ore e mezza con i libici alla fine hanno deciso di andare via". Il fondatore della ong ha poi precisato di avere ricevuto l'autorizzazione di dirigersi a nord verso l'Italia e "quando siamo stati autorizzati a sbarcare a Pozzallo, la situazione si è complicata. Ci è stato detto che dovevamo incontrare le forze dell'ordine e la polizia e siamo stati sentiti prima come testimoni e poi formalmente accusati per il reato di associazione per delinquere e traffico di immigrazione clandestina e se condannati rischiamo fino a 15 anni di prigione oltre al pagamento di una multa. Questo è un altro evento della strategia che mira alla criminalizzazione delle ong nel Mediterraneo". Nella sua trasferta a Bruxelles il fondatore della ong Proactiva Open Arms incontrerà europarlamentari per spiegare le sue ragioni: "continueremo il nostro lavoro in mare per salvare vite seguendo il codice di condotta".