La Open Arms, la nave della ong spagnola Proactiva che ieri ha soccorso 218 migranti è ancora in cerca di un porto in cui fermarsi. La nave si è scontrata con la Guardia costiera libica, che ha intimato all'organizzazione umanitaria di consegnare le persone salvate. Il pattugliatore della Guardia costiera libica ha minacciato di aprire il fuoco contro l'imbarcazione, che è riuscita a mettersi in salvo dopo un inseguimento di un paio d'ore. "Per aver rifiutato di dare ai libici i migranti soccorsi – spiega in un tweet il fondatore di Proactiva, Oscar Camps – il protocollo ci vieta al momento di sbarcare in un porto europeo". Ma il team medico, sottolinea, "chiede l'immediata evacuazione delle persone più gravi a bordo. Siamo comunque diretti verso nord". Le norme prevedono che l'autorità del Paese che ha coordinato i soccorsi – in questo caso la Libia – debba indicare il porto di arrivo, ma la Open Arms non riconosce l'autorità del Paese nordafricano. Si dovrebbe quindi attivare la Spagna, il Paese di bandiera della nave, per cercare una soluzione.

Dopo gli allarmi lanciati è stata evacuata d'urgenza una bimba di tre mesi in condizioni gravi, disidratata e con un'infezione di scabbia, insieme alla madre. "A bordo – scrive in un altro tweet la ong – ci sono molte donne e bambini in condizioni critiche. Tutti al limite". 

L'incidente si è verificato ieri pomeriggio a 73 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali. L'ong, su indicazioni della sala operativa di Roma, aveva individuato inizialmente un gommone alla deriva, con 117 persone finite in acqua. Mentre erano in corso le operazioni di soccorso, è arrivata una motovedetta libica che ha minacciato di aprire il fuoco contro i volontari. L'organizzazione ha scritto su Twitter che la Guardia costiera italiana ha fornito messaggi confusi via radio, sottolineando che i naufraghi hanno rischiato di annegare. Ora la nave attende istruzioni da Roma, dopo una navigazione di quasi 24 ore.

È intervenuto con una nota anche il segretario dei Radicali Italiani Riccardo Magi, di +Europa: "A quanto apprendiamo dalla Open Arms, ieri al centro del Mediterraneo si sarebbe svolta una vera e propria battaglia navale che vedeva da una parte una nave di salvataggio della ong spagnola, con a bordo operatori umanitari e volontari e con 218 persone recuperate in mare, tra cui donne bambini e persino un neonato in condizioni gravi; dall'altro una motovedetta della Guardia costiera libica, con personale armato, intento a ostacolare le operazioni pretendendo il trasferimento sui loro mezzi dei salvati, per riportarli in Libia. Il tutto – osserva Magi – sarebbe avvenuto nelle acque internazionali e sotto la supervisione della guardia costiera italiana che è responsabile del coordinamento di quel tratto di mare. Oggi la nave, con decine e decine di persone sofferenti e traumatizzate, è ancora in attesa di conoscere il porto dove potrà attraccare: Malta ha accettato di farsi carico delle due persone che versano in condizioni più gravi, ma a Open Arms non è arrivata ancora l'indicazione del porto".

E conclude: "Chiediamo quindi al governo italiano e al ministero dell'Interno di farsi carico di queste persone prima che sia troppo tardi, per evitare tragedie come quella del ragazzo eritreo morto di fame subito dopo lo sbarco a Pozzallo.O siamo davvero arrivati alla chiusura dei porti?".